Il Paese

La Tanzania è situata nell’Africa orientale e confina a Nord con il Kenya e l’Uganda,ad Ovest con il Ruanda, il Burundi e lo Zaire, a Sud con lo Zambia, il Malawi e lo Zimbabwe, mentre ad Est è bagnato dall’Oceano Indiano.
Ha una superficie di 945.000 km2, pari ad oltre tre volte l’Italia.
Il suo territorio è pianeggiante lungo la costa e nella zona centrale del Paese, dove sono presenti altipiani prevalentemente desertici e disabitati. I rilievi si estendono nella zona nord-orientale del Paese, verso il Kenya, dove si incontrano le montagne più elevate: il monte Meru (4.556 m) e il Kilimangiaro (5.895 m). La vegetazione è ridotta sugli altipiani, mentre nelle restanti zone è costituita da savana e da boscaglia.
Il clima è tropicale lungo le coste e temperato sugli altipiani. Nell’anno si hanno due stagioni delle piogge: una più lunga, tra Marzo e Maggio, ed un’altra più breve tra Dicembre e Gennaio. Il livello delle precipitazioni varia nelle diverse zone del Paese, passando dai 500 mm annui delle regioni centrali ai 1500-1900 mm delle aree costiere.
La Repubblica Unita di Tanzania, nata dall’unione della repubblica di Tanzania e dell’isola di Zanzibar, è una repubblica parlamentare multipartitica. L’ordinamento dello stato è basato sul modello Inglese. Zanzibar ha un proprio governo autonomo per la gestione degli affari interni dell’isola e il suo capo partecipa anche all’esecutivo della Repubblica Unita. Amministrativamente il territorio nazionale è suddiviso in 25 regioni.
Dal punto di vista politico, la storia recente della Tanzania è stata fortemente segnata dalla figura di Julius K. Nyerere, statista di peso internazionale che guidò il paese all’indipendenza dall’Inghilterra tra il 1961 e ‘64 e che ne condizionò la vita pubblica fino alla sua morte, avvenuta nell’ottobre 1999. La sua visione dello sviluppo, il comunitarismo nazionale africano basato su un modello socialista, portò a politiche che diedero importanza alla formazione di un sentimento nazionale, alla diffusione dell’educazione e dei servizi di base, alla necessità di un cambiamento basato sulle forze locali, ma anche a tentativi controversi (tra cui la politica di ‘villaggizzazione’ del Paese), che contribuirono a segnare pesantemente il panorama sociale, istituzionale, economico e politico della Tanzania. La figura di Nyerere rimane comunque, ancora oggi, quella di un leader lungimirante ed amato dal suo popolo.
Nel 1995 furono organizzate le prime elezioni democratiche multipartitiche che videro la vittoria del candidato del CCM (il partito di Nyerere). Nell’ottobre 2000 il Presidente in carica, Benjamin Mkapa, fu confermato con il 71% dei suffragi. Nel 2005, le terze elezioni democratiche della storia del paese hanno visto ancora una volta la vittoria del partito di maggioranza che ha raccolto, con il suo candidato Jakaya Kikwete, ben l’82% delle preferenze. Dagli inizi degli anni ’90 si è sviluppato a Zanzibar un movimento filo-islamico per rompere l’unione con la Tanzania e rendere l’isola nuovamente indipendente.
Nell’ottobre 2000 il Presidente Mkapa, eletto per la prima volta il 23 novembre 1995, è stato confermato con il 71% dei suffragi, le prossime elezioni presidenziali dovrebbero essere tenute ad ottobre.
Dal punto di vista demografico, il Paese ha una popolazione di circa 37 milioni di abitanti. Sulla terra ferma il Bantù è il gruppo etnico prevalente (95% - composto da più di 130 tribù), mentre a Zanzibar i gruppi presenti sono gli Shirazi (originari della Persia), gli Arabi e nuovamente i Bantù.
Il tasso di natalità è 38 nascite/1000 ab., quello di mortalità è 17 morti/1000 ab. e, complessivamente, la popolazione cresce ad un tasso del 1,83% annuo (stime del 2005).
L’aspettativa di vita media della popolazione è di circa 43 anni (report UNDP 2002).
La situazione religiosa è molto eterogenea e si possono notare grandi differenze tra le regioni continentali, dove sono presenti con percentuali pressoché simili la religione musulmana (35%), le religioni animistiche africane (35%) e quella cristiana (30%), e Zanzibar, dove il 99% degli abitanti è mussulmano.
Il tasso di scolarizzazione, definito come la percentuale della popolazione con età superiore ai 15 anni che sa leggere e scrivere, è il 77% (report UNDP 2002).
La Tanzania è uno dei paesi più poveri al mondo con un PIL pari a 20,49 miliardi di dollari (Banca Mondiale, 2009) e un reddito procapite pari a 521 dollari (stime ICE del 2008). . Il settore principale è l’agricoltura che produce il 43.20% del PIL, il 85% delle esportazioni (cotone, caffè, sisal, tabacco, chiodi di garofano) e occupa oltre il 80% della forza lavoro (stime del 2002). I principali prodotti agricoli sono: mais, sorgo, miglio, riso, banane, grano, caffè, cotone, tabacco, sisal e i chiodi di garofano. Il settore industriale è poco sviluppato (17.20% del PIL), sebbene sia cresciuto negli ultimi anni. Le produzioni si concentrano nei beni di consumo (prevalentemente la trasformazione dei prodotti agricoli). Insieme al settore dei servizi (39,6% del PIL), l’industria occupa il 20% della forza lavoro (stime del 2002). Il Paese ha anche un ricco sottosuolo con giacimenti di ferro, oro e pietre preziose, anche se poco sfruttato.
A partire dal 1986, la Tanzania è stata soggetta ad una serie di programmi di aggiustamento strutturale richiesti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, che hanno portato al miglioramento di alcuni indicatori macroeconomici soprattutto riguardanti la produzione agricola ed industriale e la stabilità monetaria. Sono tuttavia molto evidenti, nel Paese, le conseguenze della minore spesa pubblica per l’istruzione, per la salute, e, più in generale, per le spese “sociali”.
La riduzione del deficit pubblico ed il passaggio ad un sistema di libero mercato, rappresentano degli elementi fondamentali per comprendere le trasformazioni in atto nella società tanzaniana, dove tutti gli attori sociali, compresi quelli del settore privato e della società civile, sono chiamati a svolgere un ruolo crescente, anche in ambiti precedentemente gestiti dallo Stato.
   

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