Mihinzo, funzionario governativo e consulente di LVIA per la filiera del sesamo
Inviato da lia il Mar, 12/01/2010 - 17:43
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Per approfondire la conoscenza degli aspetti del progetto di Produzione e Commercializzazione del Sesamo, è stato intervistato Isaya Mihinzo, funzionario governativo e consulente di LVIA. Il suo ruolo, di fondamentale importanza, è stato di stare in campo e di seguire i contadini nel loro lavoro quotidiano attraverso tutte le attività del progetto.
Al termine del progetto quali sono le sue impressioni generali?
Il Progetto di Produzione e Commercializzazione del Sesamo è ben strutturato. Oltre a fornire ottimi risultati per quanto riguarda le tecniche di coltivazione del sesamo, offre un’ottima opportunità per aumentare il reddito dei piccoli contadini. Infatti, il progetto aveva la finalità di accrescere il prezzo di vendita del sesamo a livello di villaggio, e ci è riuscito. Questo cambiamento del prezzo è derivato dal fatto che i gruppi di contadini hanno venduto collettivamente il sesamo ad un unico compratore, Fahmeeda, e questo comporta grossi vantaggi. Infatti, prima, i singoli contadini vendevano autonomamente il prodotto nei villaggi ma non non erano in grado di trattare sul prezzo. Con la formazione di gruppi, si sono unite le forze e si è riusciti ad offrire al mercato grosse quantità di prodotto e di contrattare sul prezzo. Infine un altro risultato positivo è stato il rafforzamento delle competenze dei contadini attraverso seminari tecnici mirati al miglioramento della produzione e della gestione dei gruppi.
Quali difficoltà ha riscontrato durante le sue attività?
La mobilitazione dei contadini, la formazione e l’istruzione dei gruppi sulle tecniche di produzione e commercio non sono state attività per niente facili in quanto l’idea proposta è innovativa ed il tempo a disposizione molto poco. Però, passo dopo passo, ognuno è riuscito ad identificare il proprio ruolo e ad entrare a far parte di questo nuovo progetto. Una prima attività difficoltosa è stata la distribuzione delle sementi, che non ha funzionato come previsto e ci siamo ritrovati con il magazzino pieno di semi. La ritirata di Kirobe al momento della vendita collettiva è stata la cosa peggiore vista durante il progetto. Fortunatamente è poi subentrata Fahmeeda, però l’abbassamento del prezzo di 20 scellini al kg rispetto a quello che avevamo precedentemente annunciato ci ha creato molti problemi. Dal punto di vista mio personale, ho avuto problemi perché per lungo tempo mi sono trovato da solo a lavorare su tutta l’area del progetto: MviWaTa ha avuto problemi a trovare un field officer da affiancarmi e poi, quando finalmente lo ha trovato, abbiamo realizzato che non era in grado di muoversi autonomamente.
Come valuta i risultati raggiunti?
Considerando che l’idea era innovativa, inizialmente un po’ ostica per i produttori ma poi ben accettata, posso confermare che le 110 tonnellate di sesamo che sono state vendute parlano da sole. Un altro grosso risultato è la formazione e registrazione dei Gruppi di Produzione e Marketing (PMG): attualmente due sono registrati come ONG e tre come società no profit.
Come valuta la metodologia adottata dalla LVIA?
Il metodo applicato da LVIA è adeguato prima di tutto a livello burocratico perché, producendo una grossa quantità di documenti scritti come report o accordi, si mettono le cose in chiaro in modo trasparente. Altra nota positiva è la flessibilità con cui lavora. Ovvio che all’inizio del progetto tutto era programmato e curato nei minimi dettagli, poi è bastata una pioggia anticipata per far cambiare la situazione. Ma questo non ha fermato il progetto, si è sempre discusso e condiviso decisioni e strategie con i partner ed i gruppi arrivando sempre a delle decisioni condivise sulle nuove direzioni da prendere o aggiustamenti da fare.
Quali sono state le criticità del progetto?
Complessivamente il progetto è andato a buon fine, perciò credo sia palese che niente doveva essere cambiato. Forse l’unico aspetto che avrei modificato era il requisito minimo per entrare a far parte di un gruppo. Bisognava coltivare almeno due acri di terra e questo, a volte, risultava troppo restrittivo per certi contadini.
Cosa è essenziale per migliorare le condizioni dei coltivatori perché questo progetto possa continuare?
Bisogna soprattutto puntare sui gruppi che si sono formati e renderli ancora più forti. Inoltre è bene assisterli ancora un po’, aiutandoli a trovare altri grossi acquirenti disposti a pagare un buon prezzo.
Le Sue conclusioni?
Riconosco le attività eseguite da LVIA e apprezzo il suo operato relativo alla formazione dei contadini e destinato a migliorare le loro condizioni di vita. Io spero che questa ONG ci offra la possibilità di realizzare altri progetti con i quali si possa migliorare ancora di più il sostentamento dei nostri piccoli produttori. Infine voglio sottolineare che nelle aree rurali ci sono molte risorse sia umane che naturali ma il problema è che nessuno riesce a sfruttarle positivamente.
Ma secondo lei, è possibile un futuro sviluppo autonomo dei tanzaniani senza l’intervento di LVIA o di altre ONG?
Questo sarà possibile se i coltivatori ricordano tutto ciò che hanno imparato attraverso il Progetto di Produzione e Commercializzazione del Sesamo, ma soprattutto se continuano a praticare ogni anno gli insegnamenti ricevuti.
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