Il latte: elemento base delle comunità pastorali dell'Etiopia

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di  Italo Rizzi, LVIA Etiopia
 
 
Per le comunità pastorali del Sud dell’Etiopia, il bestiame è la principale fonte di sostentamento: garantisce latte da bere, carne e pelle da vendere, permette di far studiare i figli, di acquistare altri generi alimentari, e di essere parte a pieno titolo del tessuto sociale. Il latte è l’elemento base dell’alimentazione di queste popolazioni, un cardine della salute e della bellezza dei Borana, Gerri, Digodia e altri popoli semi-nomadi del bassopiano etiopico. Negli ultimi anni, il latte e i suoi derivati hanno conquistato anche i gusti e i consumi delle famiglie urbane, richiesti soprattutto dalle fasce con reddito medio - alto; tuttavia, questa aumentata domanda si sta ripercuotendo negativamente sulle condizioni di vita delle comunità pastorali, già gravate da situazioni di estrema povertà. Nell’alimentazione delle comunità pastorali, specie quelle più povere, i cereali stanno prendendo il posto del latte – prodotto di alto valore nutrizionale - che i pastori rivendono sul mercato, e questo accade in un contesto dove è alto il livello di malnutrizione.
  
Sicurezza alimentare e alleviamento della povertà. Come? Valorizzando la filiera del latte
Tra queste comunità pastorali si inserisce la LVIA, che cerca di intervenire nel contesto promuovendo un miglioramento della filiera del latte, dalla produzione alla commercializzazione. La LVIA vuole supportare le comunità pastorali valorizzando un aspetto che è intimamente parte della loro identità: non vogliamo indurre uno stravolgimento del modello sociale ed economico, ma potenziarlo, rafforzando le istituzioni e le dinamiche del territorio. La LVIA promuove queste attività da circa sette anni, sia in ambito pastorale nel sud dell’Etiopia, che in aree agro-pastorali nell’area centrale dell’altipiano etiopico. In questo arco di tempo, le iniziative si sono evolute: si è partiti da un focus sulle unità di produzione del latte promuovendo, ad esempio, la costruzione di stalle e la gestione comune dei gruppi di allevatori, ad un modello imperniato sui servizi alla trasformazione, ovvero piccoli caseifici o laboratori di lavorazione che acquistano e trasformano il latte proveniente dai produttori locali. Di recente, ad esempio, nell’area di Shashego abbiamo fornito supporto a gruppi tradizionali di trasformazione, i wedjo: piccoli gruppi di tre - cinque donne che, a turno, raccolgono e trasformano il latte ricavato dal proprio pascolo. La produzione giornaliera di latte per famiglia è troppo scarsa affinché la singola famiglia possa trasformarlo con profitto. La gestione comunitaria attraverso i wedjo permette invece alla comunità di attivare la filiera della trasformazione e di presentarsi sul mercato. È un’opportunità importante per aumentare il proprio reddito. Si è trattato anche in questo caso di potenziare un sistema che è tradizionale e parte del tessuto sociale ed al tempo stesso capace di fornire una risposta efficace ad alcune importanti difficoltà.
 
Organizzazione e autonomia dei produttori locali
Nel quadro del progetto, la LVIA si occupa di supportare la formazione sull’alimentazione e la salute bovina, di formare i gruppi nei metodi gestionali e nelle tecniche di trasformazione, di promuovere la commercializzazione dei prodotti.
La formazione tecnica per la trasformazione del latte si concentra sui prodotti che maggiormente rispondono alle richieste del mercato locale: burro, yogurt, ma anche lo stesso latte, fortemente richiesto nei periodi in cui non è praticata la Quaresima dei cristiani (ortodossi, cattolici e protestanti), quando nell’area viene bandito il consumo dei prodotti di origine animale.
La formazione dei gruppi ad efficaci tecniche gestionali è di primaria importanza: la capacità di auto-governo è la chiave di volta della sostenibilità di tali iniziative. In questo contesto, la LVIA supporta la formazione di cooperative di trasformazione, e i buoni risultati raggiunti ci hanno spinto, più recentemente, ad espandere l’impatto delle attività promuovendo la formazione di un network di gruppi informali per la fornitura di servizi, ai gruppi stessi o alle cooperative. Importante, da questo punto di vista, è organizzare i servizi alla commercializzazione del latte proveniente dai vari gruppi o stabilire dei punti di vendita diretta dei prodotti lattiero - caseari.
Un’attività innovativa, almeno per quanto riguarda l’Etiopia, promossa dalla LVIA, è l’impiego come foraggio, unitamente al fieno, di concentrati a base di melassa di canna da zucchero, particolarmente utile durante la stagione secca, quando le risorse foraggiere sono insufficienti. Recentemente tuttavia, la Shell sta promuovendo nel paese la conversione delle melasse di canna da zucchero per la produzione di carburanti, con un evidente rischio di competizione con la destinazione all’allevamento animale. Questo ci ricorda come l’economia mondiale sia interconnessa e le modalità di gestione del deficit energetico abbiano ripercussioni a tutti i livelli sul deficit alimentare, ove i produttori agricoli hanno ben poco margine di manovra.
 
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