Burundi - scheda paese
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Il Burundi si trova nel cuore del continente africano, sulla punta settentrionale del lago Tanganika. E' un piccolo paese di 27.834 km2, che confina con la Tanzania, la Repubblica democratica del Congo ed il Rwanda.
La maggior parte del territorio è collinosa, eccetto la pianura del Rusizi a nordovest e la vallata del Malgarasi al confine con la Tanzania. Situato in quella che oggi è comunemente chiamata la Regione dei Grandi Laghi, la sua popolazione si aggira intorno ai 7 milioni di abitanti, di etnia hutu per l'85%, tutsi per il 14% e batwa per il restante 1%.
Indipendente dal 1962, il Burundi ha da allora attraversato momenti di profonda crisi, caratterizzati anche da forti scontri tra i differenti gruppi etnici. La difficile situazione nel Paese si sviluppa in maniera parallela rispetto a quella ruandese-zairese, anche qui con ripercussioni profonde sull'intera Regione dei Grandi Laghi. Sebbene in Burundi, come anche in Ruanda, i conflitti interni abbiano trovato in parte ragione sulla rivalità tra i due principali gruppi etnici che ci vivono (gli Hutu e i Tutsi), gli scontri hanno tuttavia origini più antiche. La minoranza etnica Tutsi mantenne i principali posti di potere nel Paese dopo l'indipendenza (proclamata il 1 luglio 1962), controllando in modo particolare l'esercito, e rendendosi protagonista di violente reazioni contro gli oppositori interni tra cui quella del 1972 che provoco’ la morte di oltre 100.000 Hutu e un massiccio esodo di questi verso il Rwanda. Nell'aprile 1993 si svolsero le prime elezioni democratiche dall'indipendenza del 1962. Fu eletto Presidente Melchior Ndadaye, persona di grande carisma ed il primo di etnia Hutu a ricoprire tale carica nel Paese. Il compito piu arduo del Presidente Ndadaye fu quello di far convivere i differenti gruppi di potere esistenti (economico e militare) per far uscire il Paese dalla lunga crisi. Il neo-eletto ebbe purtroppo vita breve: nell'ottobre dello stesso anno Ndadaye fu assassinato da un gruppo di militari che diede avvio ad epurazioni nel paese e ad un massiccio esodo della popolazione civile verso i paesi confinanti. Da tale episodio seguì una fase di instabilità che vide l’alternarsi al potere di altri presidenti. Anche la nomina di Cyprien Ntaryamira avrà vita breve al comando del paese: morirà nel fatidico incidente aereo del 6 aprile 1994, in cui perderà la vita anche il Presidente ruandese Habyarimana.
Nel 1996 Pierre Buyoya con un colpo di stato depose il presidente Ntibantunganya e sospese la Costituzione. Il nuovo governo dovette affrontare la reazione negativa di tutti i paesi limitrofi, ad eccezion fatta del Ruanda. I paesi confinanti dichiararono l'embargo al Burundi, abbandonandolo ai suoi scontri interni e in una posizione di isolamento internazionale. Gli scontri tra Tutsi e Hutu si intensificarono nuovamente.
I Ministri degli Affari Esteri dei paesi africani confinanti al Burundi si incontrarono a Kampala nell'agosto 1997, in cui fu definita la continuazione dell'embargo economico contro il Burundi fintanto che nel paese non fosse ritornata la pace, la stabilità e la democrazia. La comunità internazionale premeva per l'avvio del processo di pace. L'Organizzazione per l'Unità Africana nominò Nyerere (ex-Presidente della Tanzania) come mediatore per i processi di pace in Burundi, nell'ottobre dello stesso anno, ma fu costretto a abbandonare l'incarico perché gravemente ammalato. Al suo posto fu nominato Nelson Mandela che, con un dinamismo straordinario, esercitò un'opera di mediazione molto energica.
Gli accordi di pace furono firmati a Arusha, il 28 agosto 2000, dal Governo e da rappresentanze delle principali etnie del Paese. Due gruppi ribelli Hutu si rifiutarono di firmare gli Accordi, nonostante le pressioni del mediatore Mandela: il Front National de Liberation (FNL) e il Front pour la Défence da la Démocratie (FDD). Gli Accordi di Arusha prevedevano, in primo luogo, la creazione di un periodo transitorio di tre anni durante il quale, per i primi 18 mesi, il presidente doveva essere di etnia tutsi e il vicepresidente di etnia hutu, e viceversa per i restanti 18 mesi. Al termine di questa fase transitoria sarebbero seguite elezioni libere e democratiche. In secondo luogo, gli Accordi prevedevano la creazione di un'”Unità di Protezione Speciale”, pariteticamente composta da membri di tutte e due le principali etnie. La volontà di deporre le armi fu ribadita nel dicembre 2002 con un'altro accordo al quale, questa volta, parteciparono le CNDD-FDD (Conseil National pour la Défense de la Démocratie- Forces pour la Défense de la Démocratie), sempre ad Arusha. Ad ogni modo, tali accordi non furono sufficienti a fermare completamente gli scontri interni tanto che l’instabilità politica e sociale continuò ad imperversare nel Paese.
In quasi dieci anni di combattimenti gli sfollati sono stati stimati in numero pari a circa un milione: la Tanzania ne ospita circa 350.000 nei campi dell'UNHCR, ma almeno altri 300.000 sarebbero dispersi nel Paese. Altri 280.000 vagano, invece, per il Burundi alla ricerca di cibo ed un riparo. Il 20 luglio 2003, dopo una sanguinosa settimana di assalto alla capitale Bujumbura condotta dalle FNL che provocò più di trecento morti, le CNDD-FDD e Governo siglarono l'ennesimo impegno per una tregua. Nonostante le ire degli uomini di Rwasa (FNL) che accusarono le CNDD-FDD di essersi alleate con il Governo per eliminarli, le trattative andarono avanti: dopo altri incontri dall'esito negativo, l'8 ottobre 2003 fu firmato un accordo definito "storico" tra Governo e CNDD-FDD, grazie alla mediazione del Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki e del Presidente del Parlamento sudafricano Jacob Zuma, mediatore-capo per il processo di pace in Burundi. Nell'accordo fu deciso il futuro assetto di Governo e Parlamento, ma soprattutto la ripartizione del controllo sulle forze armate, che sarebbero state composte da quel momento sia da militari di etnia Hutu che di etnia Tutsi.
Le elezioni di questo 2010 (amministrative, parlamentari e presidenziali) saranno la cartina di tornasole della pace burundese.




