Niébé: il fagiolo magico che mette in moto l'economia dei contadini burkinabè
Inviato da lia il Mer, 23/12/2009 - 12:43
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Approfondimenti e interviste sul sito www.niebe-burkinafaso.org
di Lia Curcio
L’oro dell’Africa Saheliana ha la forma di una piccola pepita bianca: Vigna unguiculata è il suo nome scientifico. Meglio conosciuto come niébé, il fagiolo bianco è una leguminosa largamente coltivata in molte aree tropicali e subtropicali del mondo, ma che trova la sua massima diffusione nel continente africano, dove riesce ad adattarsi anche alle condizioni climatiche più difficili, come quelle dell’area Saheliana, una regione che si estende lungo le sponde desertiche del Sahara. Qui l’acqua scarseggia e la terra arida e degradata pare arrendersi all’inesorabile avanzata del deserto. Eppure, nel mese di maggio, quando arriva la stagione delle piogge, la natura sembra impadronirsi nuovamente della propria terra e rinasce in un’esplosione di verde. Ma la vittoria è breve, e fragile, e a settembre, terminate le piogge, tutto torna ad essere sabbia…e ricomincia la siccità. In questo contesto, parlare di sicurezza alimentare può sembrare un paradosso e il “diritto al cibo” soltanto una formula vuota coniata dalle alte sfere delle agenzie internazionali. Ma l’esperienza avviata dalla LVIA in Burkina Faso dimostra che ciò è possibile, non esportando colture estranee e costosissimi mezzi tecnologici, ma migliorando la filiera di produzione di una coltura tradizionale e valorizzando al meglio le potenzialità e le capacità del territorio. La natura sembra fornire la soluzione: il niébé. E i contadini locali possono essere gli attori del cambiamento.Come affrontare la cronica insicurezza alimentare in un’area in cui il livello di povertà è fra i più critici al mondo e dove il clima gioca un ruolo ostile?
Mario Civettini, rappresentante della LVIA in Burkina Faso,ci spiega:«Nel 2006, la LVIA ha attivato un progetto volto al rafforzamento della filiera della produzione e della commercializzazione del niébé, agendo nelle province aride del Nord e nella regione del Plateau Central. Il niébé è una coltura praticata da lungo tempo dalle comunità rurali e questo aspetto è stato considerato fondamentale nella fase di studio del progetto, perché la LVIA vi ha visto la possibilità di migliorare la sicurezza alimentare e abbattere la soglia della povertà valorizzando una coltura tradizionale, conosciuta e praticata. Si rendeva necessario migliorare le tecniche di produzione, promuovere l’organizzazione dei gruppi contadini e favorire il loro accesso al mercato, in modo tale da poter sviluppare due dinamiche di sviluppo: fare in modo che la comunità rurale potesse raggiungere un livello di produzione tale da garantirsi autonomamente cibo sicuro, e rafforzare le potenzialità di commercializzazione del prodotto, mettendo in moto uno sviluppo economico autonomo e gestito dalle stesse organizzazioni contadine».
Una pianta dai molteplici benefici
Se consideriamo la povertà e la precarietà delle terre coltivabili in queste aree, il niébé offre importanti opportunità da un punto di vista ambientale: è una coltura poco esigente in quanto a ricchezza del terreno, e questa caratteristica la rende adatta a crescere rigogliosa anche in situazioni di siccità. Ma non è tutto qui. Il problema più temuto dalle comunità rurali è l’avanzamento del deserto, che rischia di inglobare le terre ancora coltivabili. Il niébé offre in questo senso una possibilità di rivincita, perché permette sul lungo termine di migliorare le caratteristiche del suolo e di combatterne la desertificazione: la sua capacità di fissare l’azoto atmosferico porta ad un arricchimento dei terreni e le sue proprietà a carattere tappezzante permettono al suolo di trattenere l’acqua piovana contrastando il fenomeno del ruscellamento, che provoca l'asportazione degli strati più fertili del terreno con danni notevoli alle produzioni. Da un punto di vista nutrizionale, il niébé è ricco di proteine e contribuisce ad equilibrare l’alimentazione, prevalentemente a base di cereali, delle popolazioni dell’area. Si tratta di un prodotto che fa parte della tradizione culinaria locale, un aspetto fondamentale per raggiungere dei buoni risultati sia in termini di autoconsumo, quindi di sicurezza alimentare, che di diffusione sul mercato, quindi di sviluppo economico e lotta alla povertà. L’ingrediente base di alcuni alimenti ampiamente diffusi, come il couscous e le galettes (frittelle tipiche), è proprio la farina prodotta con il seme del niébé, essiccato e macinato. Il niébé, inoltre, è ben conosciuto in quest’area anche dai Peul, la popolazione nomade che abita la regione saheliana e che è tradizionalmente dedita alla pastorizia, in quanto le sue foglie sono considerate un buon foraggio per il bestiame.Il progetto: migliorare la produzione e la commercializzazione del niébé
Il Governo del Burkina Faso ha approvato nel 1999 il Piano Operativo per lo sviluppo agricolo, individuando alcune linee d’azione considerate prioritarie per portare il Paese al di sopra della soglia della povertà estrema: rafforzamento della sicurezza alimentare, aumento dei redditi delle famiglie rurali e opportunità di lavoro ai giovani nei villaggi per contrastare l’urbanizzazione massiccia e incontrollata. Successivamente, nel 2002, il Ministero dell’Agricoltura ha individuato una risposta strategica e sostenibile alle problematiche sollevate dal piano governativo, promulgando il Piano d’Azione per lo sviluppo della filiera del niébé in Burkina Faso. È in questo contesto che nasce il progetto LVIA: in linea con i programmi nazionali di sviluppo e con la collaborazione di una rete di partner locali. Marcel Bouda, Presidente dell’ASK, Associazione di Aiuto agli Agricoltori, partner del progetto nell’area del Plateau Central, spiega: «Già nel 1995, avevamo lavorato sul niébé insieme all’Unione Africana e al Ministero dell’Agricoltura del Burkina Faso. Si trattava, tuttavia, di progetti sporadici, non strutturati per garantire la copertura dell’intera regione. Successivamente, ci siamo rivolti alla LVIA per progettare un intervento più complesso e su larga scala: oggi le attività di produzione e commercializzazione del niébé coinvolgono due regioni del paese, il Plateau Central, nell’area centrale, e il Sahel, nel nord-est. Abbiamo iniziato diffondendo le sementi migliorate del niébé tra i nostri soci, e abbiamo notato che ciò portava dei risultati positivi da un punto di vista alimentare e nutrizionale. Abbiamo poi agito migliorando le strutture associative e organizzative dei contadini, prima a livello di villaggio, poi a livello provinciale ed infine regionale. Si tratta di un aspetto fondamentale: è necessario che i contadini si organizzino in maniera capillare sul territorio e che migliorino gli aspetti gestionali di tutte le attività. Oggi stiamo lavorando su una terza fase: la commercializzazione del prodotto. Abbiamo già raggiunto buoni risultati sul mercato interno, e stiamo iniziando a proporci sui mercati dei paesi limitrofi. In questo modo, oltre alla sicurezza alimentare, le comunità rurali potranno garantirsi un reddito sicuro».Organizzazione e autonomia delle associazioni contadine
Mario Civettini, sottolinea: «La formazione delle organizzazioni contadine riveste un’importanza primaria. Non ci vogliamo limitare a fare un buon lavoro nel corso del progetto. Il nostro obiettivo è fornire alle comunità rurali gli strumenti necessari affinché possano essere loro stesse a portare avanti le attività, verso un futuro indipendente dall’aiuto internazionale». Il progetto, rafforzato ultimamente con un’iniziativa parallela nella regione del Plateau Central, prevede al termine delle tre annualità (2006-2008) di aver coinvolto e formato in maniera diretta 1.220 produttori e produttrici di 244 villaggi, ed in maniera indiretta qusi 6.000 agricoltori in 6 Province del Paese. Con il supporto del CRUS, il Comitato Regionale delle Unioni dei Produttori del Sahel e della stessa ASK, la LVIA sta portando avanti attività di formazione sulle tecniche di produzione, di conservazione e stoccaggio del raccolto, la produzione di sementi migliorate resistenti agli attacchi di insetti e parassiti, e la trasformazione e conservazione delle foglie di niébé adoperate come foraggio per il bestiame. Un esempio pratico di queste attività è la formazione all’utilizzo del Sistema Vallerani e alla realizzazione e manutenzione di dighette antierosive, entrambe tecniche efficaci per migliorare la fertilità del suolo. «Si tratta di modalità produttive altamente efficaci che nello stesso tempo bene si integrano nel tessuto sociale e culturale del territorio. – afferma Mario Civettini - Si vogliono migliorare e valorizzare le potenzialità del territorio. Non stravolgerle. Probabilmente questa è una delle principali ragioni del successo del progetto».
La nuova sfida: i contadini sui mercati internazionali
Continua Mario Civettini: «I primi due anni di attività del progetto sono stati dedicati a valorizzare la filiera della produzione, attraverso il miglioramento delle tecniche produttive e il supporto organizzativo e gestionale alle associazioni contadine. Ad oggi, le comunità rurali coinvolte hanno raggiunto dei buoni risultati, sia in termini di sicurezza alimentare che di vendita sul mercato interno. Le famiglie contadine hanno aumentato il proprio reddito, e questo significa poter mandare a scuola i figli, guardare al futuro con speranza». Il terzo anno si apre con una nuova, importate sfida: lanciare il prodotto sui mercati stranieri dei paesi limitrofi. I produttori sono d’accordo sulla necessità di presentarsi nel circuito commerciale come un gruppo unito, e per questo sono stati nominati dei rappresentanti regionali. Il prossimo passo consiste nel formare questo gruppo affinché possa agire autonomamente, con capacità di reperire informazione sui mercati, di valutare l’andamento dei prezzi, di ricercare acquirenti e di condurre relazioni di compravendita. Una sfida questa non semplice, ma che se vinta assicura la vera riuscita dell’intera azione sul lungo termine.
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