Senegal

LVIA collabora alla SETTIMANA DELL'IMPRENDITORIA AGRICOLA IN SENEGAL #SENAG2017

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Il 13 e 14 novembre 2017 si è svolto a Thiès, in Senegal, il lancio della prima edizione della "Settimana dell'Imprenditoria in Agricoltura", organizzata da Yeesal Agri Hub in partenariato con la GIZ - Cooperazione tedesca ed in collaborazione con LVIA dal 13 al 17 novembre

E' stata l'occasione, per i 100 giovani partecipanti, di essere "iniziati" all'agroecologia, alla produzione animale ed all'utilizzo del Business Model Canvas, strumento strategico per sviluppare nuovi modelli di business o perfezionare quelli già esistenti, con formatori di grande competenza ed esperienza pratica. 

Dopo una prima giornata dedicata all'apprendimento teorico, i partecipanti si sono recati sul terreno per mettere in pratica i concetti appresi.
Sono stati coinvolti anche i migranti di ritorno, rientrati in Senegal dopo un'esperienza di migrazione in Italia. I partecipanti hanno potuto scoprire nuove pratiche di agricoltura moderna ed allo stesso tempo condividere conoscenze e astuzie. 

 

Restate connessi alle diverse piattaforme dove potrete:
  • Scoprire gli aggiornamenti sulla pagina Facebook e i video dei formatori sul sito web dell'evento
  • Scoprire lo svolgimento delle prime due gironate attraverso gli storify

 

 

In Senegal per lavorare sui ritorni. Dal notiziario della Cooperazione Italiana, maggio 2017

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I senegalesi sono i più numerosi tra i migranti giunti in Italia dall’Africa sub-sahariana.
Nella regione di Thies,  un progetto dà sostegno tecnico e finanziario
a chi voglia avviare un’attività nel proprio paese.
 
di Silvia Lami, coordinatrice progetto LVIA
Articolo da pagina 28 del notiziario della Cooperazione Italiana LA COOPERAZIONE ITALIANA INFORMA - maggio 2017
Il ritorno è una scelta coraggiosa, più della partenza. E’ questa l’opinione diffusa tra molti dei più di 500 migranti intervistati nell’ambito del Progetto di reinserimento socioprofessionale dei migranti senegalesi di ritorno, finanziato dall’Aics e promosso da LVIA nella Regione di Thies, Senegal, in collaborazione
con l’Agenzia regionale per lo sviluppo, Caritas Thies e le associazioni della diaspora in Italia Sunugal e Cossan.
Entro agosto l’iniziativa darà la possibilità a circa 30 progetti presentati da singoli o da gruppi di migranti di ritorno nella Regione di Thies di ricevere un accompagnamento tecnico e finanziario per l’avvio o il consolidamento di start up, e a un numero più elevato di beneficiari di partecipare a cicli di formazione
e orientamento imprenditoriale. L’iniziativa punta ad avviare un dispositivo territoriale di accoglienza e sostegno dei migranti di ritorno che possa continuare a funzionare anche dopo questa fase sperimentale ed essere replicata in altre regioni del Senegal.
 
A lato: il video con i risultati del progetto e le storie di 3 migranti di ritorno
I migranti di ritorno, così definiti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), sono coloro che dopo un periodo di vita all’estero decidono di tornare nel paese di origine con l’intenzione di rimanervi. Il numero dei ritorni spontanei non inquadrati in programmi istituzionali di rientro è difficile da quantificare, perché non esistono statistiche ufficiali né sistemi di registrazione.
Il Senegal, tuttavia, rappresenta sicuramente un buon punto di osservazione del fenomeno, in quanto la migrazione senegalese è caratterizzata dal mantenimento di forti legami familiari, sociali ed economici con il paese di origine.
 
Nella fase iniziale del progetto abbiamo conosciuto moltissimi emigrati che dall’Italia e da altri paesi hanno investito i propri risparmi in un progetto di business in Senegal avendo, oltre alla speranza di avviare un’attività redditizia, la certezza di poter vivere vicino alla famiglia. La crisi economica degli ultimi anni ha contribuito a rafforzare questo fenomeno: con un lavoro precario in Europa e le difficoltà di sostenere le spese si guarda con più concretezza alla possibilità del rientro.
Spesso il ritorno è preceduto da periodi di migrazione circolare in cui i migranti trascorrono solo alcuni mesi dell’anno nel paese di origine. È in questa fase che si decide se valga la pena tentare il ritorno e si inizia a preparare il terreno: si costruisce la casa e si avviano attività economiche per il lavoro futuro. La pressione sociale è forte e le aspettative verso chi è partito sono altissime.
 
Per molti migranti, la preoccupazione più grande è quella di tornare a mani vuote e senza un’attività che garantisca di poter vivere tranquilli dopo il ritorno. In questo contesto un requisito fondamentale per scegliere di tornare è il possesso di documenti che permettano di spostarsi liberamente e di ripartire
nel caso gli affari non vadano come previsto.
“Ho cominciato a pensare al ritorno appena ottenuto il permesso di soggiorno a tempo indeterminato, prima sarebbe stato troppo difficile”, sono le considerazioni più frequenti raccolte tra Senegal e Italia.
 
Un requisito fondamentale per scegliere di tornare è il possesso di documenti che permettano di ripartire nel caso in cui gli affari non vadano come sperato.
 
Voci dal campo: i migranti di ritorno

Papa Ndiaga e Abdoul Niang sono due fratelli senegalesi che, dopo anni di esperienza in Mali, hanno deciso di avviare insieme a Sandiara, nel loro comune di origine, una fabbrica per la produzione di tubi in plastica riciclata utilizzati per il passaggio dei cavi elettrici nelle costruzioni.

“E’ questo che so fare ed ho imparato a fare in Mali, voglio provare a riportare questa esperienza nel mio paese”, ci ha raccontato Papa Ndiaga.

L’avvio non è facile, ma l’idea è innovativa e il mercato sembra dare buone speranze ai due fratelli, che come racconta lo stesso Abdoul, hanno vinto il premio giovani per l’innovazione della Regione di Thies: “Speriamo che possa darci visibilità e sensibilizzare l’amministrazione comunale a sostenere la nostra impresa”.

“Vorrei rimanere in Senegal a lavorare la terra che mi ha lasciato mio padre. Sono stanco di stare lontano dai miei cari ma ho bisogno di migliorare la produzione affinché la mia famiglia possa vivere tranquilla”.

Dethie Mbengue ha vissuto per anni in Toscana, lavorando nelle concerie del cuoio; un lavoro duro che ha permesso di mantenere la sua numerosa famiglia in Senegal. Lo abbiamo incontrato a Djender, a metà strada tra Thies e Dakar.

Ci racconta il suo progetto di vita e il desiderio di rientrare definitivamente nel suo paese di origine, dopo trent’anni trascorsi in Italia. Alla soglia dei sessant’anni, vuole rimanere vicino ai suoi figli e lavorare a contatto con la sua terra.

Habibatou Kane è da poco tornata a Thies dall’Italia con suo figlio di quattro anni. È una giovane imprenditrice che si occupa di importazione di abiti usati dall’Italia e vendita all’ingrosso per i commercianti della sua città.

“Ho bisogno di allargare il mio business e rinforzare le competenze dei miei collaboratori in gestione economica e marketing”, ci dice seduta nel suo magazzino di stoccaggio.

Ha lavorato in Italia fornendo cure agli anziani e come domestica. Adesso vuole ricostruirsi una vita tranquilla in Senegal con suo figlio.

Dopo un lungo soggiorno in Sicilia, Abdoul Mbacké e Ousseynou Babou hanno messo in pratica l’esperienza accumulata in ambito agricolo avviando un progetto agricolo nel loro villaggio di origine.

Abdoul ha chiaro il suo obiettivo: “Piano piano ci riusciremo, abbiamo tanta terra a disposizione e dobbiamo tentare di essere austosufficienti sull’approvvigionamento dell’acqua.
È il problema principale qui in Senegal, ma possiamo lavorare sul risparmio idrico con l’utilizzo di impianti goccia a goccia”.
 
 

PARTIRE E TORNARE. UN'IMPRESA PER LA VITA. Progetto per il reinserimento socio-professionale dei migranti senegalesi di ritorno

Stato progetto: 
Attivo
Dove: Senegal, Regione Thiès 
Settore: Sviluppo locale; Migrazioni di ritorno; 
Valore: 291.040 Euro
Partner e finanziatori: Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo; ARD (Agenzia regione per lo sviluppo) di Thiès; Caritas Diocesana Thiès; Associazione Sunugal (Milano); Associazione Cossan (Santa Croce sull'Arno - Firenze)
Beneficiari diretti: almeno 150 migranti di ritorno (già rientrati in Senegal); almeno 50 migranti in rotta verso l'Europa e bloccati a Gao, Mali; almeno 150 migranti raggiungere con le attività d’informazione e sensibilizzazione in Italia
 

Greening Plastic

Stato progetto: 
Attivo
 
Settore: Ambiente, Agricoltura, Imprenditoria
Partner e finanziatori: Aqua for all, Deltares, Via Water
 

TUTTI A SCUOLA! Testimonianze dal villaggio di Keur Ibra Fall, Senegal

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Nel 2014 LVIA, con il sostegno dei fondi otto per mille della Chiesa Valdese, ha contribuito ad organizzare tre mense scolastiche nelle scuole primarie dei villaggi di Keur Ibra Fall, Diass Palam et Soune, nel distretto di Thiès in Senegal, con il progetto "TUTTI A SCUOLA! Progetto di sostegno a tre mense scolastiche a Thiès (Senegal)"

L'obiettivo è stato quello di incidere positivamente sulla scolarizzazione dei bimbi di questi villaggi e dei villaggi nei dintorni i quali, non avendo una scuola, fanno riferimento a questi tre istituti; molti bambini, pertanto, percorrono a piedi i diversi chilometri che separano la propria casa dal villaggio in cui è situata la scuola.
Alo scopo di migliorare sia la frequenza scolastica che la qualità dell'apprendimento, nelle tre scuole sono state organizzate delle mense, sono state collegate a degli orti scolastici e organizzati dei comitati popolari per la gestione delle stesse.

A distanza di un anno e mezzo dalla fine del progetto, abbiamo intervistato alcuni attori della comunità di Keur Ibra Fall, uno dei villaggi che sono stati dotati della mensa scolastica, per documentare se ed in che modo l’intervento progettato ha avuto l’impatto preventivato.
Direttore della Scuola Primaria di Keur Ibra Fall
 
La mensa scolastica ha inciso sulla scolarizzazione?
«Sì, i bambini frequentano più regolarmente la scuola: c'è una diminuzione delle assenze e degli abbandoni scolastici, ed anche un aumento delle iscrizioni e con frequenza regolare. Abbiamo avuto 30 nuovi iscritti alle prime classi ed in 5 anni il numero di classi è aumentato da 5 a 7.

Anche la qualità dell'apprendimento e le condizioni di lavoro sono molto migliorate, infatti il tasso di promozioni e del rendimento aumenta di anno in anno. Durante l'anno scolastico 2013-2014, si è notato un aumento del tasso di riuscita negli studi del 23% e del 29% nel 2014-2015.

Frequentando la mensa, i bimbi hanno adottato dei nuovi comportamenti igienici, ad esempio hanno preso l’abitudine di lavarsi sempre le mani con acqua e sapone prima dei pasti.  Questo ha migliorato la situazione generale di salute, per cui c’è meno assenteismo e i risultati scolastici sono molto migliorati. E poi, attraverso l’orto scolastico, i pasti preparati sono più vari e più sani, grazie al consumo di prodotti locali.».

Com'è gestita la mensa scolastica?
«Tutte le persone coinvolte nella gestione delle mense, sono dei volontari non retribuiti: ci sono tre cuoche ed un comitato, eletto dalla comunità del villaggio, che è incaricato degli aspetti gestionali; in questo comitato sono rappresentati gli insegnanti, le cuoche e l'associazione dei genitori degli alunni.».

 

Cuoca della mensa scolastica di Keur Ibra Fall

Qual è il beneficio apportato dall'orto scolastico e come è gestito?
«L'orto scolastico è gestito dal nostro gruppo di donne, di Keur Ibra Fall, di cui io faccio parte. Ci occupiamo di agricoltura e cerchiamo attraverso le nostre attività di migliorare la situazione economica della nostra famiglia, e anche di fare il bene per il nostro villaggio e i nostri bambini.
Con parte dei ricavi generati dalla vendita delle verdure prodotte nell'orto, ad esempio, abbiamo comprato della cancelleria per la scuola, e questo ha dato un po’ di sollievo alle famiglie, che devono sostenere tutte le spese scolastiche per i propri figli.

Inoltre, bisogna considerare che le nostre verdure sono vendute ad un prezzo conveniente e questo è un beneficio per le famiglie di Keur Ibra Fall che vengono a comprare direttamente all'orto. Gli insegnanti utilizzano l'orto per fare delle lezioni di educazione alimentare e didattica nell'agricoltura.

La mensa scolastica si rifornisce dall’orto e le verdure così consumate sono più fresche, più nutrienti e più economiche. Consideriamo poi che la vendita di questa verdura porta un guadagno a noi donne. Ogni tre mesi il comitato di gestione, composto da 13 persone elette dal Gruppo di donne, si riunisce per fare il bilancio delle campagne di produzione e vendita.».

 

Le tre cuouche della mensa scolastica di Keur Ibra Fall

 

Rose Coly, animatrice di LVIA
Rose ha operato per lo sviluppo del progetto nei 3 villaggi del Senegal.
Ci racconta perché è importante avere una mensa scolastica e come le attività si sono svolte.
 
In questo video, Rose ci racconta come questo tipo di interventi possano rafforzare il ruolo della donna nella società e, attraverso questo, favorire lo sviluppo locale.
 

 

 

 

 

 

Informazioni sul progetto

Yeesal AgriHub: il primo Agri Tech Hub al servizio dell'innovazione agricola in Senegal

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Il 16, 17 e 18 marzo sono giornate importanti in Senegal: segnano l’apertura di un Agribusiness Tech Hub a Thiès: uno spazio di informazione dedicato ai giovani e all’imprenditoria in agricoltura tramite l’utilizzo di strumenti innovativi come le ICT (Tecnologie per l’Informazione e Comunicazione).

 
Yeesal, innovazione in agricoltura
 
Il progetto Yeesal AgriHub che, che vede LVIA come partner tecnico, si svolge nell’ambito del programma internazionale Innovation Factory, promosso dalla GIZ (Agenzia tedesca per la cooperazione) con l’obiettivo di supportare progetti locali innovativi e che utilizzano le nuove tecnologie.
Il nome “Yeesal Agri Hub” viene dalla parola “yeesal” che in wolof significa "innovazione", proprio ciò che il progetto si prefigge di promuovere nel settore agricolo senegalese: attraverso la creatività e il digitale, l'agricoltura può diventare un settore attraente per i giovani e una fonte di sviluppo locale che lega la tradizione agricola del paese a nuove pratiche.
L'obiettivo dell’Hub - che possiamo tradurre come nodo di una rete, punto di incontro di diversi attori con interessi comuni - è quello di creare gruppi multidisciplinari di giovani per consentire a studenti, agricoltori, imprenditori di trovare insieme soluzioni ai problemi che il mondo rurale si trova ad affrontare ogni giorno tramite il supporto della tecnologia, oltre a sviluppare nuove idee imprenditoriali nel settore dell’agribusiness, agricoltura, pesca e allevamento.
Il core team di questo primo Agri Hub dell'Africa francofona è formato da Elisabetta Demartis - servizio civile con LVIA e organizzatrice dell’evento hackathon - e un gruppo di 15 giovani senegalesi.
 
16 - 18 marzo: al via l'Agri Hackathon
 
Ad inaugurare tale iniziativa, è stato organizzato un Hackathon, ovvero una maratona digitale (letteralmente hacking = metodi e tecniche informatiche , marathon=maratona) con l’obiettivo di dare vita in tre giorni di confronto a nuove soluzioni informatiche a supporto del settore agricolo senegalese.
L’agri hackathon segue un programma fittissimo di attività: tre gruppi di lavoro si dedicheranno a tre tematiche identificate attraverso un processo partecipativo e che potranno essere la base per la nascita di nuove startup: 
  • la produzione e la commercializzazione del latte fresco,
  • l’accesso alla terra,
  • la promozione dei prodotti locali e biologici.
Sono previste sessioni in plenaria, presentazione del progetto, costituzione di gruppi tematici di lavoro, definizione delle idee imprenditoriali, utilizzo di strumenti per la condivisione delle attività, coinvolgimento degli stakeholder.

I gruppi sono già al lavoro, seguiteci per nuovi aggiornamenti e seguite l’hashtag #YeesalAgriHack!


 

Agricoltura e startup: un agribusiness tech hub per i giovani in Senegal

Stato progetto: 
Attivo
Dove: Senegal, Dipartimento di Thiès
Settori: Agricoltura e nuove tecnologie
Durata: 2016-2018
Finanziatore: programma internazionale Innovation Factory, promosso dalla GIZ e commissionato dal Ministero tedesco per la cooperazione economica e lo sviluppo (BMZ)
Beneficiari: giovani
 
 

“Tutti a scuola! – Progetto di sostegno a tre mense scolastiche a Thiès (Senegal)”

Stato progetto: 
Concluso
 
Dove: Senegal, città di Thiès
Settori: Educazione
Quando: dal 01/01/2014 al 31/12/2014
Valore: 15.097 €
Partner e finanziatori: Tavola Valdese
 
progetto sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi)
 
 
LVIA continua a sostenere le mense scolastiche con i fondi da privati.
Scopri come contribuire>> 

Cibo per tutti. Agricoltura familiare e consumo locale per un’alimentazione sana nel Dipartimento di Thiès, Senegal

Stato progetto: 
Attivo
Dove: Senegal, Regione Thiès
Settore: Agricoltura, Giovani
Valore: 30.586,39 Euro
Partner e finanziatori: Regione Emilia Romagna, Caritas Senegal, Villaggio e Scuola elementare di Keur Ibra Fall, LVIA Forlì nel mondo, Equamente Cooperativa Sociale, Fondazione Buon Pastore e Caritas Forlì Onlus, Centro per la pace, Associazione dei giovani immigrati, 
Beneficiari diretti: 385 persone, più 205mila persone coinvolte nelle sensibilizzazioni
 

Giovani Eco-cittadini si attivano per il proprio ambiente in Senegal

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Questa notizia riguarda il progetto: 
 
A Thiès, in Senegal, è nato un gruppo di giovani attivi per la salvaguardia dell’ambiente. Una dimostrazione d’impegno civico e di cittadinanza attiva che ci arriva dai giovani delle aree più emarginate della città africana. È uno dei risultati del lavoro dell’associazione LVIA in Senegal che, nel corso del 2014, ha operato per il protagonismo giovanile.
L’impegno di due giovani italiani in Servizio Civile Internazionale è stato la chiave di volta di questo processo, poiché questi hanno potuto dialogare e operare alla pari con i propri coetanei senegalesi.
Choisis-moi! Je ne suis pas un sachet plastique (Sceglimi! Non sono un sacchetto di plastica) è lo slogan impresso sulle sporte in stoffa realizzate con il contributo della Regione Piemonte e distribuite nel corso degli eventi di ecocittadinanza realizzati da LVIA e associazioni giovanili di Thiès.

Sabrina Renzi e Daniele Fattorini sono agli ultimi giorni di permanenza in Senegal, dopo un anno nel paese africano impegnati in un progetto di Volontariato internazionale con l’associazione LVIA.

«Fin dall’inizio del nostro percorso, ovvero dalla formazione tenutasi a Cuneo, ci siamo resi conto che la nostra attività non sarebbe stata delle più semplicici raccontano.- Il nostro progetto era destinato ad aumentare tra i giovani un senso di partecipazione e di cittadinanza attiva; un processo da attivare senza risorse economiche. Ma non ci siamo persi d’animo e con il passare del tempo abbiamo capito che possiamo e dobbiamo essere noi giovani i veri protagonisti del cambiamento e che questa opportunità andava sfruttata al massimo, soprattutto in questo momento storico in cui le possibilità per i ragazzi sono spesso ridotte al minimo, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo».
 
Prime attività di sensibilizzazione organizzate dai giovani nei mercati di Thiès
Durante i primi mesi di lavoro, Daniele e Sabrina hanno ricostruito un quadro generale della realtà associativa della città di Thiès: hanno incontrato varie associazioni giovanili e hanno potuto confrontarsi, scambiare esperienze e punti di vista. «Il nostro obiettivo è stato quello di lavorare tra pari, allo stesso livello e di non imporre attività o programmi ma ascoltarci reciprocamente costruendo un percorso comune» sottolineano i ragazzi.
 
La disoccupazione e la mancanza di ascolto da parte delle autorità locali sono i problemi più sentiti, anche in Senegal, dai giovani che, organizzandosi ai vari livelli, cercano di ottenere un riconoscimento e partecipare attivamente allo sviluppo del proprio paese. «Oltre a queste problematiche sociali – ci ricordano i due ragazzi in servizio civile - è necessario tener conto delle altre grandi “piaghe” del Senegal, primo tra tutti l’inquinamento delle grandi città e il problema dei rifiuti plastici che non vengono adeguatamente smaltiti». In mancanza di un servizio di smaltimento rifiuti, nelle città senegalesi nascono delle discariche abusive che rappresentano un grave problema per la salute, oltre che per la pastorizia e l’agricoltura che viene praticata in zone peri-urbane.
 
 
Eco-cittadinanza e tutela dell’ambiente

In risposta a questa problematica, LVIA si è attivata già alla fine degli anni Novanta con una serie di interventi che, da un lato hanno visto la creazione di infrastrutture, dall’altro la crescita di una coscienza ambientale da parte della popolazione. Un intervento che negli anni ha coinvolto anche diversi enti italiani che hanno collaborato e finanziato delle attività.

È così nato PROPLAST, il Centro di riciclaggio della plastica che, oltre a contribuire alla salubrità ambientale in uno dei quartieri più poveri di Thiès riciclando ogni mese 15 tonnellate di plastica recuperata dall’ambiente circostante, dà lavoro stabile a 15 donne e una fonte di guadagno a centinaia di cittadini che si recano periodicamente al Centro per vendere i rifiuti plastici, che qui vengono acquistati, trattati e la materia così riciclata venduta ad imprese locali per la produzione di oggetti nuovi. Il Centro oggi è diventato un’impresa Srl, le sue attività sono in espansione e le donne vi mantengono una quota di maggioranza nella gestione. Insomma, un vero e proprio esempio di impresa sociale.

 
Al fianco di questa esperienza consolidata, LVIA ha iniziato a promuovere attività di educazione ambientale nelle scuole e percorsi di eco-cittadinanza con i giovani. Daniele ci spiega: «Dopo una prima fase di studio, abbiamo creato con 5 associazioni giovanili di due quartieri periferici di Thiès dove il problema ambientale è più marcato, il CAPE (Quadro di concertazione per la protezione dell’ambiente). Noi come LVIA abbiamo fatto un’azione di formazione e di coordinamento, ma sono i giovani ad essersi impegnati e, mobilitando la popolazione, stanno realizzando maggior parte dei lavori». Nei mesi di agosto e settembre, le 5 associazioni riunite nel Coordinamento CAPE hanno organizzato quattro giornate di sensibilizzazione ambientale e di raccolta dei rifiuti plastici, al termine delle quali 3 tonnellate di plastica così raccolta nelle strade è stata venduta al Centro di Riciclaggio PROPLAST.
Il Coordinamento s’ incontra regolarmente presso la sede LVIA a Thiès per elaborare strategie comunicative rivolte alla popolazione e alle autorità locali.
 
 
 
Nel quartiere di Bount Dèpot le associazioni del CAPE hanno deciso di mettere insieme le loro forze per riqualificare il giardino pubblico centrale della città di Thiès, giardino che prima era un luogo di incontro per i giovani e gli abitanti del quartiere e che ora è divenuto una vera e propria discarica a cielo aperto.   
Le associazioni del quartiere Silmang, data la vicinanza al Centro di riciclaggio della plastica PROPLAST, hanno deciso di organizzare eventi di pulizia del quartiere ed istituire degli stabili punti di raccolta della plastica che il centro di riciclaggio si impegnerà a recuperare regolarmente.
 
Le riunioni del CAPE sono aperte a tutti i giovani che abbiano voglia e interesse di partecipare. Questo processo non solo permetterà ai giovani d’impegnarsi quotidianamente e concretamente per lo sviluppo dei propri quartieri, ma permetterà anche di collaborare tra loro e contribuire a rafforzare una rete territoriale attiva e dinamica.
 
 
 
 
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