Il diario di bordo della Carovana per l'Acqua: prima tappa Messina
Messina, 13 maggio 2010
È iniziata in terra siciliana, a Messina, la Carovana per l’acqua, il viaggio dei giovani organizzato dall’Ong LVIA in collaborazione con l'associazione Vivi e lassa viviri, la Compagnia teatrale Itineraria e il contributo del Cesvop.
Prima tappa significativa, perché qui l’acqua è un’emergenza permanente. Sovente, i rubinetti di casa sono a secco, niente acqua. I cittadini sono costretti ad approvvigionarsi con l’ausilio di bidoni riempiti grazie alle autobotti del Comune, o addirittura riempiendo i contenitori in fontane dove ancora sgorga acqua.
Ma la società civile e i comuni stessi si mobilitano. Daniele Ialacqua, rappresentante di Legambiente e del Comitato messinese del Forum Acqua bene comune, ci spiega: “Il tema coinvolge molto una regione come la Sicilia, che ha vissuto la sete per tanti anni. Si è vissuto, e si vive ancora, la commistione da parte della mafia nella gestione dell'acqua. Facciamo appello anche alle battaglie fatte nel passato da Pio La Torre e Danilo Torci, che contro il potere della mafia si sono poi scontrati anche per la gestione dell'acqua”. Contrariamente a quanto accade nella maggior parte del territorio siciliano, in questa provincia la gestione idrica non è stata privatizzata. Su 9 Autorità d'Ambito Territoriale (ATO), 6 sono affidate ai privati ma, continua Ialacqua: “A Messina la battaglia è stata fatta dal basso, cittadini e comuni si sono opposti al bando di gara per la privatizzazione dell'acqua, che ora resta in mani pubbliche, ma non siamo soddisfatti perché questa gestione pubblica non ha eliminato gli sprechi”.
Si stima infatti che nell'area del messinese lo spreco dell'acqua immessa nelle tubazioni sia intorno al 40 per cento di perdite, vale a dire che ogni 100 litri d'acqua, 40 se ne perdono strada facendo.
A fronte di questa situazione, il 3 maggio 2010, una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia è stata depositata da 15 cittadine e cittadini, rappresentanti il Forum siciliano dei movimenti per l’acqua, presso il dipartimento delle Autonomie Locali della Regione Siciliana. Hanno sottoscritto la legge oltre 135 consigli comunali. Tra i firmatari anche la Provincia di Messina.
Tra i punti della legge, l'introduzione negli ATO di comitati di utenti che ne controllino la gestione e ne garantiscano la trasparenza, la garanzia di un quantitativo indispensabile e gratuito di acqua, pari a 50 litri al giorno – quantità indicata dall'OMS come indispensabile all'uomo – un pagamento maggiore per gli sprechi e, da ultimo, si propone che un centesimo della tariffa per ogni metro cubo di acqua pagata dai cittadini, vada a sostenere un fondo internazionale destinato ad agevolare l'accesso all'acqua potabile nei paesi del sud del mondo.
La tappa siciliana continua con l'incontro con la Rete no Ponte, associazione impegnata contro la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina. Il progetto, secondo la Rete, nella parte messinese metterebbe a rischio le falde acquifere dell'area e comporterebbe il prosciugamento di due laghi .
Renato Accorinti, rappresentante delle Rete, ci spiega: “Le fondamenta dei due pilastroni del ponte che a campata unica unirà Calabria e Sicilia per una lunghezza di 3.300 metri, sprofonderanno per 70 metri nel mare. Come due campi da calcio che andranno in profondità, perciò andranno a beccare le falde acquifere e quindi a mettere in discussione gli equilibri naturali e a prosciugare i 2 laghi di Gazzirri. Inoltre, insieme ai milioni di metri cubi di cementificazione, l'apporto di acqua per la costruzione del ponte è notevolissimo. L'acqua è una risorsa preziosa che non va sperperata, soprattutto in un luogo dove ce n'è poca”.
I laghi di Gazzirri, collegati al mare e costituiti da un misto di acqua dolce e salata, creano un ecosistema unico, con microrganismi, pesci e uccelli rari e protetti. Sostano qui anche le migrazioni degli uccelli che dall'Africa arrivano al nord Europa.
Il Ponte inoltre, sostiene la Rete No Ponte, sarebbe insostenibile tecnicamente e anche dal punto di vista geologico, poiché nella zona calabrese in cui dovrebbero essere costruiti i pilastri, passa la faglia n.50, la più pericolosa del Mediterraneo, dove si stima che una volta ogni 100 anni ci saranno forti terremoti. L'ultimo, quello devastante del 1908.
“Il progetto del ponte è vecchio prima di iniziare, continua Accorinti, si tratta di un modello di sviluppo superato, inutile dal punto di vista trasportistico, troppo costoso e insicuro. La follia è voler fare questa opera in in un territorio di deserto trasportistico. In Sicilia abbiamo la peggiore ferrovia d'Europa, con tempi di percorrenza medioevali per i quali, si possono impiegare fino a dieci ore per fare 300 km. Noi proponiamo quindi di investire per costruire opere trasportistiche utili, linee ferrate che non siano a binario unico, autostrade e porti commerciali e potenziare gli aeroporti”.
Il diario di bordo della Carovana per l'acqua. Le altre tappe
Ricerca tra le attività svolte in Italia
Affina la tua ricerca selezionando più voci
Chi
- Sede (196)
- Sostenitori (51)
- Reti (85)
- Altri riferimenti (4)
Regione
- Piemonte (110)
- Emilia Romagna (38)
- Lombardia (10)
- Sicilia (42)
- Lazio (8)
- Toscana (4)
- Veneto (2)
- Italia (96)
- Internazionale (25)
Cosa fa
- Acqua è vita (101)
- Giovani e Intercultura (34)
- Molla la plastica (20)
- Diritto al cibo (48)
- Educazione e formazione (69)
- Sostegno a distanza (4)
- Cinema africano (5)
- Viaggi e scambi (14)
- Eventi (110)




