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Monica Del Sarto è Rappresentante Paese della Lvia in Guinea Conakry.
E' impegnata in un progetto per promuovere le organizzazioni della società civile guineana nel processo di lotta contro la povertà.
Questo è il suo diario.
Per condividere parte della sua quotidianità con tutti coloro interessati nell'opera della Lvia.
Per mostrare l'umanità e la professionalità che stanno alla base di un progetto di cooperazione.



Monica Del Sarto

 

...dal diario di Monica in Guinea Conakry

 

 

 

Torino, 14 maggio 2008

 

Saluti e ringraziamenti

 

Il 24 settembre 2005 Fabio ed io salutavamo Torino per partire alla scoperta della Guinea Conakry.

Tante e confuse le emozioni: paura, curiosità, senso di responsabilità …

La Guinea era allora un Paese nuovo, sconosciuto per la LVIA e la CISV, il progetto era da iniziare, i partner da conoscere, l’ufficio e la casa erano da ricercare ed arredare, l’équipe locale era da selezionare e da formare … insomma una bella sfida.

Oggi, a distanza di due anni e mezzo, le emozioni continuano ad essere tante e confuse (tra felicità e nostalgia), ma cambia la motivazione: allora si partiva per ed adesso si arriva da… da una bellissima esperienza di vita e di lavoro.

Se dovessi rispondere alla domanda: “quale ritieni sia stato il più grande successo di quest’esperienza?” direi che i progetti da noi coordinati sono stati interessanti e riusciti, il rapporto con i partner e le autorità locali è stato di scambio e crescita reciproca, la piccola équipe locale è capace e motivata e le prospettive future per le nostre ONG nel Paese sono buone (diversi progetti presentati all’UE, MAE, CEI..).

Ed alla domanda: “quale  l’aspetto più negativo” direi le innumerevoli ore passate in macchina (sebbene occasioni per chiacchierare e conoscere meglio i colleghi) per percorrere tutti quei 80.000 KM di piste e strade bucate.

Alla LVIA ed alla CISV, a cioè tutte le persone che le compongono, dico un sincero e grande grazie, per avermi dato una preziosa opportunità di crescere.

A Marco, Giovanni e Simona, dico grazie per avermi (anche fisicamente) accompagnata nel primo periodo guineano.

A Lia e Gianfranco ed a tutto il settore Italia, dico grazie per averci aiutato a promuovere questo ricco e poco conosciuto Paese che risponde al nome Guinea.

A Filippo (desk LVIA Guinea) ed a Alessandra (desk CISV) Guinea, dico grazie per avermi seguita in questo percorso e per essere stati capaci di trovare sempre il giusto canale di comunicazione.

A Olivier (nuovo volontario in partenza) ed a sua moglie Mathilde dico un grande in bocca al lupo.

A presto

Monica

 

Mamou, 31 gennaio 2008

Nuovo anno, nuovi progetti

 

Gennaio 2008: l’inizio di un nuovo anno e di nuovi progetti.

L’anno da poco iniziato prospetta progetti vari per me e per Fabio: in aprile “lasceremo” la Guinea per altre mete al momento ancora indefinite, cambieremo casa (per fortuna quella di Torino resta un punto fermo), lavoro, colleghi … e Carola, una nuova, seconda nipotina, chiederà coccole agli zii.

A lei non possiamo far altro che augurare una buona vita, ed a noi … un in bocca al lupo per la nuova “sfida”.

Al nuovo progetto finanziato al Consorzio LVIA – CISV in Guinea dal FOGUIRED auguriamo di raggiungere i suoi obiettivi specifici ed i suoi risultati attesi ed al nuovo volontario che a breve dovrebbe arrivare a Mamou, auguriamo di divertirsi.

Il nuovo progetto si intitola progetto di rafforzamento delle capacità in gestione semplificata applicata alle Attività  Generatrici di Reddito (A.G.R.) dei gruppi di base finanziati dal FO.GU.I.RE.D. nelle prefetture di Télimélé, Mandiana, Kérouané, Beyla, Lola”  ed il suo obiettivo specifico è quello di far adottare ai 643 gruppi di base finanziati dal FOGUIRED, un sistema efficace per la gestione delle loro A.G.R.

Ancora una volta le ONG LVIA e CISV lavoreranno a stretto contatto con la CNOP-G (Confederazione Nazionale delle Organizzazioni Contadine Guineane, associazione nazionale che raggruppa 12 federazioni e 45 unioni non federate per un totale di 80.000 organizzazioni di base, 400.000 agricoltori circa. 

La Confederazione metterà a disposizione del progetto un’equipe di 31 giovani laureati (28 consiglieri e 3 supervisori) per i quali il progetto sarà una prima occasione di avere un lavoro salariato ed una vera esperienza di “terreno”. I consiglieri saranno, infatti, a stretto contatto con i gruppi per i 7 mesi di attività previste e li accompagneranno nella gestione delle loro attività di agricoltura, di allevamento e di artigianato.

Il consorzio inviterà l’equipe dei 31 alla condivisione di una metodologia di lavoro comune che sarà elaborata ed approvata attraverso più occasioni d’incontro che saranno organizzate nei mesi di febbraio e marzo.

Non ci resta quindi che augurare ancora una volta buon lavoro e buon anno a tutti!

 

Conakry, 12 novembre 2007

In giro per il Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento

Il progetto di « rafforzamento della società civile rurale …», co-finanziato al consorzio LVIA-CISV dalla delegazione dell’Unione Europea in Guinea prevede, tra le altre attività, la divulgazione della legge che inquadra le organizzazioni contadine.

La loi (legge) 014/2005 definisce in 57 articoli i principi di costituzione e di gestione di tutte le associazioni non profit. Questa legge è accompagnata da un arrête d’application (un regolamento applicativo), emanato a fine settembre 2007, che spiega ancor meglio le procedure pratiche che le organizzazioni contadine devono seguire per ricevere l’agréement, un riconoscimento ufficiale da parte del Ministero degli Interni.

 

Le copie della legge in francese e le traduzioni nelle tre principali lingue nazionali parlate in Guinea (soussou, malinké e poular) sono già in nostro possesso, quello che ci manca è il regolamento applicativo. Nessun problema, Cherif, coordinatore della cellula tecnica della Confederazione Nazionale delle Organizzazioni Contadine Guineane (CNOP-G), struttura nostra partner con la quale collaboriamo per la realizzazione di numerose attività, ne ha una copia.

Piccolo intoppo, lui è partito per una missione imprevista e si è dimenticato di lasciare il documento in ufficio e la segretaria non sa proprio dove possa essere.

Dove cercarlo? Semplice, al Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento, dunque è lì che ci rechiamo.

Bussiamo ad un po’ di porte, dove incontriamo sempre persone più che gentili e disponibili, ma che del documento non sanno nulla, o se ne conoscono l’esistenza non sanno proprio come aiutarci per farcene avere una copia … il documento c’è, ma non c’è.

“Spiacenti noi qui non l’abbiamo, provate nell’ufficio qui accanto”, “No, andate al secondo piano, prima porta a destra”, “Cercate cosa? Provate nell’ufficio in fondo al corridoio”, “Quando arrivate chiedete di M. Bah, lui dovrebbe averlo”.

Passa un’ora, ma del documento nessuna traccia. Ci dirigono in un altro dipartimento, attraversiamo la strada e cambiamo palazzo. Il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso, trovare una copia dell’arreté d’application.

Passa ancora un’altra mezz’ora, finché arriviamo nell’ufficio di M. Diallo, coordinatore di un progetto sulla promozione di una qualità particolare di riso, il quale ci dice: “Sì, sì, conosco bene il documento, ma non ne ho una copia, lo ha Michel, che però si trova in missione a Timbi Madina  e non rientrerà fino alla prossima settimana”.

Basta, la mattinata è ormai finita e noi ci arrendiamo: abbiamo girato non so quanti uffici, incontrato non so quanti addetti ai lavori, ma del regolamento applicativo nemmeno una traccia.

Alla fine della ricerca siamo accaldati, stupiti dell’impossibilità di recuperare il documento (al Ministero!), ma anche divertiti (ci ricordiamo di un’avventura simile vissuta da Asterix e Obelix nella burocrazia romana).

Ebbene, alla fine dove troviamo il documento? A Kindia, a 150 km dalla capitale e dal Ministero, negli uffici di un’ONG belga, quella che si è occupata della traduzione della legge in lingua locale.

Siamo contenti, finalmente abbiamo tra le mani l’arreté d’application, pronti a fotocopiarlo per divulgarlo nelle diverse prefetture in cui il progetto interviene in occasione degli ormai prossimi atelier.

 

Di una cosa siamo sicuri: il bisogno di informazione (e di divulgazione) è reale e basilare per tutte quelle unioni di agricoltori che fino ad ieri erano in balia delle autorità locali e che aspettano da tempo di essere riconosciute ufficialmente, sulla base cioè di un regolamento chiaro e preciso.

 

Mamou, 28 ottobre 2007

 Arrivederci alle vacanze estive

Un’altra stagione delle piogge è passata, le vacanze estive sono ormai alle spalle ed il lavoro quotidiano riprende per tutti, studenti e lavoratori.

Questa settimana gli studenti guineani sono rientrati in classe dopo tre mesi di libertà dai libri scolastici ed un mese intenso di digiuno (ramadan).

Anche Fabio ed io, dopo un ricco mese di settembre al 100% italiano (ed assolutamente non di digiuno), abbiamo ripreso a pieno le attività del progetto in corso e di progettazione futura: l’accompagnamento delle organizzazioni contadine procede, grazie al buon lavoro dell’équipe locale, e tanto altro lavoro ci aspetta nei prossimi mesi, insomma tutto nella norma.

Lo stesso non vale però per gli studenti dell’ultimo anno di liceo, che si trovano a fare i conti con classi numerose e nuovi compagni di banco: i numerosi ragazzi e ragazze che non hanno superato le prove del bac (nostra maturità) e che sono quindi costretti a ripetere l’intero anno scolastico.

Questo uno dei cambiamenti più significati in Guinea: solo il 20% degli esaminandi ha superato la prova e potrà essere ammesso all’università, il restante 80% torna sui banchi di scuola.

“Avete voluto lo changement (cambiamento)?” domanda il Ministro dell’Istruzione riferendosi al periodo di crisi di gennaio-febbraio 2007, “eccolo!”.

Questa domanda-risposta, dal tono forse un po’ provocatorio, nasconde una triste realtà del sistema scolastico guineano: il numero degli studenti che terminavano (almeno fino all’anno scorso) l’intero ciclo scolastico, non sempre era indice di un buon livello di preparazione.

Sembra che quest’anno siano state prese severe norme contro la corruzione degli insegnanti e dei surveillants (gli adetti alla sorveglianza durante gli esami), e di conseguenza tutti quegli studenti che pensavano di poter “comprare” la promozione, sono stati … bocciati!

Coraggio studenti, non vi resta che contare sulla forza della vostra preparazione!  

 


Mamou, 24 giugno 2007

Gheddafi a Mamou


Oggi è una domenica diversa dal solito: Mamou è in fibrillazione per l’arrivo di Mouammar Gheddafi, il leader della rivoluzione libica.
Alcuni degli innumerevoli buchi che caratterizzano l’asfalto delle strade della città e dintorni sono stati “tappati” con qualche mucchio di sabbia, la circolazione di qualsiasi tipo di veicolo è vietata, bambini, ragazzi e ragazze indossano la divisa scolastica e alzando lo sguardo si vedono striscioni colorati dei toni della Guinea un po’ dappertutto. E’ veramente una giornata di festa e l’avere la luce elettrica e l’acqua corrente in pieno giorno lo confermano (anche se tutti già si chiedono per quanti giorni poi non avremmo più né l’una né l’altra).
Ma che ci fa Gheddafi in Guinea?

Il dirigente libico è in Guinea per una "mini tournée" nei Paesi dell’Africa dell’ovest (Mali, Guinea, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Ghana) al fine di promuovere la creazione degli "Etats-Unis d'Afrique” e di presentare gli obiettivi del prossimo sommet in Ghana, che verterà principalmente sulla formazione di un governo africano.
«L’Organizzazione dell’Unione Africana ha fallito, la Commissione dell’Unione Africana ha fallito, il Consiglio dei ministri africani ha fallito, il Parlamento africano è un parlamento corrotto. In Africa non siamo stati in grado di creare un governo d’unione e nessuno degli strumenti attuali dell’Unione potrà realizzare il nostro obiettivo» afferma Gheddafi.
«E’ necessario che gli strumenti siano creati in occasione del prossimo incontro e per questo è fondamentale ascoltare la voce del popolo, della massa» continua lo stesso.
A inizio mese, il Primo Ministro guineano, Lansana Kouyaté, ha partecipato alla conferenza della Comunità degli Stati saheliani tenutosi a Syrte, in Libia, dichiarando che «la Guinée est prête à céder une partie de sa souveraineté pour l’unité africaine…». (la Guinea è pronta a cedere una parte della sua sovranità per l’unità africana …)
Durante il discorso pubblico, Gheddafi ha dichiarato che la Libia s’impegna a rimettere in funzione la fabbrica di succhi di frutta di Kindia, finanziata dal governo libico ai tempi del regime di Sekou Touré, e ha promesso inoltre di sostenere il Franco Guineano apportando un aiuto alla Banca centrale di Guinea.
Il leader libico si è poi rivolto ai giovani guineani, dicendo loro di rinunciare all’immigrazione clandestina: «L’occidente ha spogliato l’Africa, voi siete in paradiso, non cercare di andarvene. E’ necessario che ognuno di noi decida di nascere e morire nel proprio Paese (…), l’emigrazione deve finire grazie alla creazione dell’Unione degli Stati africani».
«Voi volete delle strade, dei ponti, acqua, elettricità, un sistema agricolo, un sistema sanitario ed un sistema educativo efficaci» ha affermato la guida della rivoluzione libica prima di porre l’interrogativo e di darsi una risposta: «Come realizzare tutto questo? Mettendosi insieme, creando dei grandi spazi, dei grandi mercati, perché anche l’Europa può assicurare la sua sopravvivenza solo grazie all’Unione africana»
.
Con queste parole, Gheddafi termina il suo discorso tra l’acclamazione della gente.
Praticamente tutta Mamou è scesa in strada per accogliere ed ascoltare con grande entusiasmo il presidente libico e chi non è presente può seguire il suo discorso in diretta alla televisione ed alla radio di Stato.
Alcune persone esibiscono dei cartelli, sui quali si legge : "Kadhafi le panafricaniste" (Gheddafi il panafricano), "Symbole de la dignité africaine" (Simbolo della dignità africana) e "Kadhafi, ton rêve deviendra réalité" (Gheddafi, il tuo sogno diventerà una realtà).
Il leader libico non veniva in Guinea dal 1973, al tempo del defunto presidente Sékou Touré. Durante un’intervista Gheddafi ha dichiarato di aver lasciato allora una Guinea rivoluzionaria e popolare e di aver ritrovato oggi un altro Paese, un’altra rivoluzione. La prima rivoluzione era voluta dal presidente, questa è veramente popolare, voluta e portata avanti dalla massa sotto la guida dei sindacati.
Il popolo guineano anche in quest’occasione ha dimostrato di essere ben cosciente dei propri bisogni e di avere la volontà di trovare delle soluzioni, ma il bisogno di essere guidati da un leader autorevole è ancora molto forte. Non so se Gheddafi riuscirà a realizzare un efficace governo africano, non so se il Primo Ministro guineano Lansana Kouyaté avrà la possibilità di realizzare il suo programma politico, ma mi auguro con tutto il cuore che i guineani possano ricevere al più presto aiuti concreti per lo sviluppo del loro Paese e non solo numerose e belle promesse.



Mamou, 17 maggio 2007

Missione dall’ Italia

Filippo Spagnuolo della LVIA e Alessandra Casu del CISV sono coloro che dall'Italia seguono le attività della propria associazione in Guinea. Nel mese di maggio, si sono recati in Guinea per visitare i progetti attuati nel paese dal consorzio LVIA-CISV e per discutere, con i partner locali, delle linee d'intervento future.
Di seguito, il racconto di Monica.


Domenica 6 maggio, arrivo di Filippo ed Alessandra all’aeroporto di Conakry.
Il programma della missione prevedeva numerosi incontri: delegazione dell’Unione Europea, confederazione nazionale delle organizzazioni contadine di Guinea, coordinazione del FOGUIRED/FGS - Fondo Italo-Guineano per la Riconversione del Debito, ONG partner, senza contare gli incontri “interni” per la definizione delle linee strategiche della progettazione futura.
Nonostante un po’ di fatica data dal carico di lavoro, dal caldo e dai lunghi tragitti in auto (2600 km in otto giorni!!!) tutto è andato per il meglio.
Abbiamo cercato di non farci mancare nulla, compresi i momenti divertenti, come per esempio l’attacco delle mosche di Dabola.
Dunque, ci trovavamo sulla strada di ritorno verso Mamou, Kankan alle nostre spalle, quando abbiamo bucato una gomma, cose che succedono.
Scendiamo tutti dalla macchina e mentre Paul, l’autista, si apprestava a montare il cric, ecco arrivare uno sciame di mosche “inferocite” che hanno iniziato a ronzarci intorno.
Che cosa c’è stato di divertente in tutto ciò? La faccia di Filippo (immortalata nella foto) in preda all’attacco, da notare la carta nelle orecchie per impedire l’entrata dei simpatici animaletti.
Fabio ed io aspettavamo l’arrivo di questa missione (mosche escluse) da tempo e siamo stati molto contenti di poter accompagnare i due responsabili delle sedi LVIA e CISV nella conoscenza di questo Paese così problematico per molti aspetti, ma così “carino”, come dice sempre Fabio.
Tutti gli incontri svolti sono serviti a valutare positivamente i risultati del progetto in appoggio tecnico al FOGUIRED che stiamo concludendo e ad accompagnare l’avvio del nuovo progetto finanziato dalla delegazione UE in appoggio alle organizzazioni contadine.
La missione è stata inoltre un’occasione per valorizzare e rafforzare le relazioni che in questo primo anno e mezzo abbiamo intrecciato con i nostri partner locali e ha permesso di definire le linee che dovrebbero caratterizzare l’intervento del Consorzio LVIA – CISV in Guinea nei prossimi anni.
Il lavoro che ci aspetta non sarà sicuramente facile dato il carico di lavoro richiesto e le difficoltà nel trovare finanziamenti, ma noi ce la metteremo tutta.
Ancora un grazie particolare ad Alessandra e Filippo, tornate presto, vi aspettiamo
.


Mamou, 28 marzo 2007

Nuovo governo in Guinea

A un mese dalla sua nomina, il Primo Ministro Lansana Kouyaté ha formato un governo di largo consenso in un clima di gioia manifestata da tutta la popolazione.
Qui di seguito la traduzione del suo discorso di presentazione:

« Il 26 febbraio 2007 ho avuto l’onore di essere stato scelto dal Presidente della Repubblica come Primo Ministro, Capo del Governo della Repubblica di Guinea, con la missione di formare un Governo di largo consenso.
Oggi, dopo un mese di numerosi ed attenti colloqui, sono arrivato a comporre un’ equipe governativa che deve immediatamente impegnarsi per “raddrizzare” il nostro Paese dopo i tragici avvenimenti durante i quali i guineani e le guineane hanno espresso non solamente la loro angoscia, la loro sofferenza, la loro impazienza, ma anche il loro spirito per un domani migliore.
Di fronte a questa forza viva della Nazione guineana, io prometto di consacrare tutte le mie energie e la mia piena volontà al fine di rimettere la Guinea in cammino, in un clima di pace dopo un’esplosione sociale senza precedenti.
Che il sangue versato durante i giorni di crisi serva come seme per la nostra speranza e la nostra giustizia.
Cari compatrioti , il nostro primo dovere è quello di guardare la realtà in faccia: la disoccupazione ha raggiunto un livello intollerabile, intere famiglie temono per il loro futuro incerto, i giovani sono feriti e vivono questo calvario con sentimenti di frustrazione, ingiustizia e spesso rivolta.
La realtà è che la gestione economica dello Stato è stata instabile e lassista ed ha portato alla perdita di valore della moneta nazionale e a un’inflazione galoppante.
La gestione delle risorse naturali è stata incomprensibile, la fornitura dei servizi sociali di base (acqua, elettricità, educazione, sanità) insufficiente.
Inoltre la corruzione e l’impunità rappresentano una triste immagine del nostro Paese, caratteristica tristemente nota a tutti i nostri partner per lo Sviluppo.
Questa situazione catastrofica ci chiama ad un sussulto nazionale in favore di un nuovo approccio fondato sulla rottura radicale con le pratiche adottate fin’ora.
Il contratto che il mio Governo ha “firmato” con tutti i guineani prevede numerosi obiettivi politici, economici e sociali; tra questi io stabilisco alcune priorità:

  • il consolidamento dell’unità nazionale e la preservazione della pace nel nostro Paese
  • la promozione di una giustizia indipendente, garanzia dello Stato di diritto
  • il pieno impiego dei giovani
  • il ripristino dell’autorità dello Stato
  • il ristabilimento degli equilibri macro economici in vista di riallacciare dei buoni rapporti con i nostri partner per lo Sviluppo
  • la mobilitazione di tutte le risorse necessarie allo sviluppo delle infrastrutture ed alla fornitura dei servizi sociali di base: acqua, elettricità, salute, trasporti
  • la promozione del dialogo politico e sociale e l’applicazione degli accordi con le parti politiche, basi per lo svolgimento corretto e trasparante del processo elettorale
  • la promozione della buona governance.
Questo Governo sarà guidato dal principio della trasparenza e dell’onestà, dal criterio dell’efficacia e dell’interesse generale, dalla volontà della promozione di uno sviluppo partecipativo e dell’instaurazione di una vera democrazia.
Care guineane e cari guineani, concludo il mio intervento chiedendo il vostro aiuto. Per il raggiungimento degli obiettivi io avrò bisogno di tutti voi: sindacati, società civile, forze armate, parti politiche, autorità religiose. Io ascolterò le vostre proposte, i vostri suggerimenti e le vostre critiche.
Ricordate che una nazione senza ricchezza è una nazione povera, ma una nazione senza ideali è un povera nazione»
.

Con l’augurio che queste siano le basi per poter continuare un lavoro concreto con la popolazione ed avere con loro dei risultati importanti, il Nostro impegno come ONG continua.


Mamou, 21 marzo 2007

Rientro in Guinea

Eccoci qui, di rientro in Guinea ed in quel di Mamou.
Bello ritrovare un clima sereno ed amici e colleghi che ci dicono: «abbiamo riacquistato la pace, ma prima di scendere in strada a festeggiare bisogna ancora aspettare la formazione del nuovo governo»
C'è molta fiducia nel Primo Ministro che sembra ben resistere alle pressioni del Presidente Conté affinché almeno qualcuno dei suoi resti al potere. I sindacati e la società civile, attori principali di questo periodo storico per la Guinea, si dichiarano vigili e riaffermano a gran voce che nessuno dei "vecchi" ministri deve restare in carica.
Una prima riforma è stata avviata dal nuovo Primo Ministro, Lansana Kouyaté, il quale con un decreto ha ridotto il numero dei ministeri dai 26 precedenti ai 19 attuali, al fine di ridurre gli sprechi ed aumentare l’efficienza dell'apparato burocratico.
Anche per noi il lavoro è ripreso a pieno con nuova programmazione, senza alcuna difficoltà. Ci stiamo dedicando alle ultimissime attività del progetto di accompagnamento delle Strutture Locali di Prossimità incaricate di monitorare i progetti finanziati dal FOGUIRED (Fondo Italo-Guineano per la Riconversione del Debito) e ci stiamo preparando all’inizio del progetto finanziato dalla Delegazione della Commissione dell'Unione Europea in Guinea.
Questo progetto, il cui inizio è previsto nel mese di aprile, mira al rafforzamento delle Organizzazioni Contadine in cinque delle Prefetture del Paese.
Ci auguriamo di tutto cuore che le ferite degli ultimi due mesi possano essere guarite con l’avvio di una nuova fase per la Guinea, un nuovo cammino durante il quale noi cercheremo di continuare ad essere accanto agli attori della Società Civile.


Torino, 26 febbraio 2007

Lansana Kouyaté nominato Primo Ministro: inizia la pacificazione. A breve il ritorno di Monica in Guinea

Da Oggi la Guinea Conakry ha un nuovo Primo Ministro. La nomina di Lansana Kouyaté sembra aver risolto la crisi e gli scontri che da quasi due mesi imperversano nelle strade della capitale. L’accordo, raggiunto anche grazie alla mediazione della Cedeao (Comunità economica degli stati dell Africa occidentale), segna la fine delle Stato d’Assedio e dello sciopero.
Monica può tirare un sospiro di sollievo:

Siamo ottimisti, la nomina del nuovo Primo Ministro è stata positivamente accolta dai sindacati e in generale dalla popolazione. Certo, non sarà facile, ora si dovrà formare il Governo e bisognerà valutare le politiche che saranno attuate. Ma la situazione si sta stabilizzando, il malcontento popolare sembra essersi dissipato e al suo posto è subentrato un clima di soddisfazione e fiducia. Nella capitale Conakry stanno riprendendo le normali attività. La crisi sembra essersi risolta per il meglio.

A breve quindi, il ritorno di Monica in Guinea e la ripresa del lavoro della LVIA nel Paese.



Torino, mercoledì 21 febbraio 2007

I disordini si aggravano. Il rientro in Italia

Su invito del Ministero Affari Esteri, a seguito dell’aggravarsi dei disordini nel paese, martedi 20 febbraio, Monica è stata costretta a rientrare in Italia.
Monica ci fa un breve resoconto di come si è evoluta la situazione socio-politica in Guinea nel mese di febbraio.

Il 26 gennaio 2007, i due principali Sindacati sospendono lo sciopero da loro indetto 17 giorni prima, soddisfatti dell’accordo trovato dopo lunghe trattative: il Presidente Lansana Conte ha accettato di nominare un Primo Ministro di largo consenso secondo una serie di criteri stabiliti dai Sindacati e dalla Società Civile.
Dopo un periodo durante il quale tutto il Paese si era fermato nella speranza di un cambiamento ed i manifestanti erano stati bloccati con la violenza delle armi (si parla di un’ ottantina di vittime), la vita ed il lavoro sono ripresi in attesa che alle promesse seguissero i fatti.
Passano quasi due settimane, non si conosce ancora il nome del futuro Primo Ministro ed i Sindacati minacciano di riprendere lo sciopero il 12 febbraio.
Il 9 febbraio, le radio e la televisione nazionale trasmettono la notizia della nomina del Primo Ministro, nella persona di Eugene Camara, ed è subito indignazione e rivolta.
Camara, da molti anni nel giro del Presidente non è proprio la nomina di largo consenso che ci si aspettava e non rispetta i criteri stabiliti dalle negoziazioni tra Governo, Sindacati e Società Civile.
Le strade della capitale e di molte città interne al Paese si scaldano: i giovani manifestano il loro sdegno bruciando pneumatici, creando barricate, per impedire l’ingresso e l’uscita ai veicoli; gli edifici pubblici vengono saccheggiati e distrutti e molti Prefetti e Governatori sono costretti alla fuga.
Atti di protesta esasperate e talora violenta a cui il Governo risponde dapprima con le armi (si registrano nuove vittime e numerosi feriti) e poi con la dichiarazione dello stato d’assedio per i successivi dodici giorni.
Il pieno potere passa nelle mani dei militari al fine di riportare l’ordine e la tranquillità nel Paese, la comunicazione mediatica è controllata dal Governo e tutti i cittadini sono invitati a rispettare gli orari del coprifuoco. Le informazioni che arrivano per vie ufficiose, tramite vari contatti telefonici con colleghi ed amici, riportano di saccheggi e violenze ad opera dei militari.
Il nostro Ministero degli Affari Esteri, la nostra Ambasciata e quella di Francia ci invitano fortemente a rientrare in Italia e così martedì 20 febbraio, con un bel po’ di tristezza, lasciamo il Paese.
Salutiamo amici e colleghi guineani spiegando loro che il nostro non è un abbandono, ma una semplice sospensione del lavoro nell’attesa che la situazione si stabilizzi e si possa riprender il lavoro con maggiore speranza.


Mamou, 12 febbraio 2007

Emozioni

Queste ultime settimane sono state per me un susseguirsi di attesa, dubbi, tristezza, delusione, tensione, stupore. La Guinea è nuovamente paralizzata da uno sciopero generale a cui la popolazione ancora una volta ha risposto in massa denunciando una profonda crisi sociale.
Dopo la fase precedente conclusasi il 26 gennaio scorso con la promessa da parte del Presidente della nomina di un Primo Ministro di largo consenso, il lavoro è faticosamente ripreso tra le speranze, le attese ed i dubbi di tutti. La situazione sembrava pian piano migliorare, i prezzi di alcuni prodotti (tra cui riso e carburanti) iniziavano a diminuire e le attività del progetto sono riprese con l’organizzazione di due ateliers regionali (regione di N’zérékoré e regione di Kankan) a favore della strutturazione delle Organizzazioni Contadine. Tutto bene fino alla sera del venerdì 9 febbraio, momento in cui il telegiornale nazionale ha annunciato la nomina di Eugene Camara come Primo Ministro.
Camara, ministro agli affari presidenziali da due settimane, ma da molti anni comunque nel “giro” del Presidente al governo, non è proprio la nomina che ci si aspettava: non è di largo consenso e non rispetta i criteri stabiliti dalle negoziazioni tra Governo, Sindacati e Società Civile.
Appena dieci minuti dopo infatti a Kankan, dove i colleghi guineani ed io ci trovavamo, si vedevano già i fumi dei pneumatici bruciati dai giovani in segno di protesta.
Cosa si fa? Continuiamo l’organizzazione dell’atelier o rientriamo a casa? Ci si confronta, anche via telefono con i colleghi del FOGUIRED con i quali eravamo in missione nei giorni precedenti a N’Zérékoré, e si decide di partire l’indomani mattina appena possibile.
Lasciamo i giovani manifestanti di Kankan alle nostre spalle e ci incamminiamo, direzione Conakry (teoricamente). Dopo un’ottantina di Km, a Kouroussa, ci fermiamo in compagnia di altre macchine e camion: dalla città non si passa, i giovani hanno creato numerosi barrages e chiedono denaro, beni materiali in cambio del lascia passare. Aspettiamo due orette poi ci incamminiamo, le informazioni raccolte ci dicono che la strada è praticabile, possiamo passare da piste alternative con la mediazione di uno chef de village.
Nonostante tutto la nostra corsa viene arrestata da due bande di giovani, che armati di pietre e bastoni, hanno circondato la macchina.
“Non passate se non ci lasciate dei soldi” ci dicono. I miei colleghi scendono dalla macchina ed iniziano le contrattazioni, ma il prezzo iniziale è alto, ci sono io, c’è una bianca in macchina.
Dopo dieci minuti di trattative lasciamo qualcosa (un decimo di quello chiesto da loro all’inizio) e cerchiamo di partire, niente da fare, una delle due bande non è soddisfatta, i toni ed i gesti si fanno preoccupanti, ma per fortuna l’autista ha la prontezza di salire in macchina e prendere la pista a tutta velocità. Qualcuno prova a inseguirci, anche con una moto, ma senza successo.
E’ andata, le gambe mi tremano un po’, ma tutto bene. Nei 350 Km che ci separano da Mamou ci succederà di incontrare altri tre barrage, passati però senza nessun problema particolare.
Questa volta è la macchina che non ci aiuta: a 50 km da Mamou, in un villaggio chiamato Timbo, rompiamo la cinghia di trasmissione.
Il meccanico del villaggio non è in grado di riparare il danno, mancano i pezzi di ricambio, ma per fortuna incontriamo la buona disponibilità di un signore che ci ha trainati fino a casa.
Sono le 21 passate, ma sono a casa, a Mamou, dove da poco sono arrivati da N’Zérékoré Giuliano ed Anna, i colleghi del FOGUIRED.
Da ciò che vediamo fuori dai finestrini ci rendiamo subito conto che anche a Mamou la giornata è stata particolarmente calda: le strade sono ricoperte di pietre, bastoni, pneumatici e carcasse di auto bruciate, resti dei numerosi barrages che durante la giornata hanno costretto le auto a restare al di fuori della città.
Per noi è una notte di riposo, ci sentiamo al sicuro e siamo insieme.
Il giorno successivo, mentre i giovani scaricano la loro rabbia sugli edifici amministrativi, una donna partorisce nella casa accanto.
La nostra vicina di casa, ostetrica, era stata chiamata all'ospedale di Mamou, ed in casa c’erano solo le due figlie adolescenti che prese dal panico sono accorse a chiedere aiuto.
Quando Anna ed io arriviamo nel cortile la scena che si presenta ai nostri occhi è quella di una donna a terra, in ginocchio, e tra le se gambe il bimbo, legato a lei dal cordone ombelicale.
Per fortuna c’è Anna, infermiera in pensione, che mi guida sul da farsi: lei taglia il cordone ed io mi occupo di lavare e scaldare il bimbo. La mamma è sfinita, ma sta bene, cerchiamo di starle accanto nell’attesa che qualche ostetrica arrivi presto. Mamma e bimbo stanno bene e le tensioni di ieri hanno lasciato spazio in questa giornata alla gioia di veder venire al mondo una vita.


Mamou, 17 gennaio 2007

La Guinea nuovamente in sciopero

Mercoledì 10 gennaio i due principali Sindacati dei Lavoratori ed il Consiglio Nazionale della Società Civile guineana hanno indetto uno sciopero generale a durata illimitata, fino al ristabilirsi dell’ordine repubblicano. Agli inizi del mese di dicembre Mamdou SYLLA, Presidente degli Industriali guineani, grande amico del Capo dello Stato Lansana CONTE, era stato arrestato con l’accusa di malversazione di denaro pubblico; pochi giorni dopo il presidente CONTE l’ha liberato dichiarando che in Guinea “la giustizia sono io”. Questo avvenimento è stato la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” e ha portato alla situazione odierna. La popolazione guineana negli ultimi anni sta vivendo una situazione sempre più difficile ed insostenibile (inflazione, aumento continuo dei prezzi, mancanza totale dei servizi di base …). Già il 2006 è stato caratterizzato da due periodi di sciopero generale, i cui risultati non sono stati però significativi. Quest’ultima azione condotta dai Sindacati quindi si spinge oltre alle sole rivendicazioni economiche chiedendo dei profondi cambiamenti politici. Le richieste sono: nomina di un Governo di Unità Nazionale formato da tecnici esperti che possa portare il Paese fuori dalla crisi attuale, ristabilimento dell’Ordine Giudiziario a partire dal ritorno in carcere di Mamadou SYLLA, una riduzione del costo della benzina e del sacco di riso. L’adesione è massiccia: circolazione dei mezzi di trasporto pubblici quasi assente, rifornimento di benzina e gasolio nullo, banche e servizi chiusi, porte delle principali boutiques sbarrate. Dopo una settimana di sciopero le trattative non sono avanzate e non si intravede ancora una via di uscita; sarà più forte la volontà di cambiamento dei Sindacati e della Popolazione o la resistenza della Classe Dirigente?


Conakry, 2 dicembre 2006

Una bella notizia

Qui in Guinea la comunicazione non sempre è facile: la linea telefonica raramente si prende al primo colpo e la velocità della connessione internet la si potrebbe definire un po’ “lunatica”. Tranne che nei casi urgenti, questa situazione lascia spazio anche a degli aspetti divertenti ed emozionanti allo stesso tempo; si ha maggior occasione per interrogare la fantasia: “chi ci avrà scritto?”, “cosa avranno risposto a quel nostro messaggio?”, “chissà se oggi riusciremo a sentire Dr. Alexis?”. Per esempio, solo qualche giorno fa, abbiamo ricevuto dalla Responsabile del Programma Sviluppo Rurale per l’Unione Europea, un messaggio ormai inatteso: il vostro “progetto di rafforzamento della Società Civile nelle Prefetture di Télimélé, Mandiana, Kérouané, Beyla e Lola”, è stato approvato dalla Delegazione della Commissione dell'Unione Europea in Guinea. Wow! Questa sì che è una bella notizia, gli sforzi di tutti coloro che hanno lavorato per la stesura del documento, dalla Guinea, dal Mali, dal Senegal, dall’Italia, sono stati ben ripagati. Questo progetto era stato elaborato nel mese di giugno con la speranza che potesse essere un’opportunità per proseguire e consolidare le azioni avviate dalle nostre ONG e dai nostri partner nell’ambito del progetto FOGUIRED. Il lavoro continua …



Mamou, 5 novembre 2006

L’Unione europea in soccorso della Guinea

Un inizio novembre da ricordare per la Guinea. Dopo un lungo periodo di “isolamento” in cui il Paese non ha ricevuto appoggi dalla Comunità Finanziaria Internazionale e dai principali finanziatori, in questi giorni una convenzione per un’assistenza finanziaria di 25 milioni di euro è stata firmata tra l’Unione europea e la Guinea. Questo fondo è destinato a riabilitare le infrastrutture stradali nella Regione Forestiera (sud del Pese) ed a “désenclaver” tutta la zona. Previsti numerosi incontri tra i diversi funzionari statali prima di dare il via ai lavori. Non più tardi della scorsa settimana, proprio la degradazione della principale strada che lega questa Regione del Sud al resto del Paese ed il deficit d’infrastrutture socio – economiche, hanno spinto la popolazione della capitale della Guinea Forestiera a marciare in segno di protesta. I manifestanti chiedevano l’interesse da parte del Governo alla loro difficile condizione d’isolamento e le dimissioni del Governatore della Regione e del Prefetto. Come ha reagito il Governo? Contrariamente al passato, quando la prima reazione adottata era la repressione armata per zittire i ribelli, questa volta fortunatamente è stata utilizzata la carta della negoziazione. Si vedrà se l’operazione sarà portata a termine con la realizzazione delle promesse accordate.




Mamou, 18 settembre 2006

Le piogge d'agosto

A stagione delle piogge quasi conclusa si raccolgono frutti da una parte e si cercano soluzioni dall’altra per risolvere i “danni”.
La natura sicuramente ringrazia e gli agricoltori non possono che essere soddisfatti, ma, parallelamente, i problemi non hanno tardato a presentarsi un po’ in tutto il Paese.
La società dell’acqua di Guinea (SEG) deve fare i conti con le numerose condotte danneggiate e i rubinetti degli abitanti di molte città, Mamou e capitale compresa, attendono da intere settimane i rifornimenti d’acqua corrente.
Le piste aspettano il sole per ridivenire praticabili, i commercianti aspettano le merci, i benzinai, i trasportatori ed i gruppi elettrogeni aspettano il gasolio.
Viaggiare durante il mese d’agosto è stato anche per noi un’impresa non sempre facile: le pessime condizioni delle piste trasformate dall’acqua in “piscine di fango” ci hanno obbligati a deviare spesso il nostro percorso ed a trascorrere intere giornate di viaggio in macchina cercando di passare tra una pozzanghera e l’altra, tra una buca e l’altra.
Abbiamo perso il conto di tutte le vetture, in particolar modo camion e minibus, infossati nel bel mezzo della strada senza avere la possibilità di ingranare né la prima né la retromarcia.
In questa situazione ognuno da sfogo alla propria fantasia cercando di sfruttare il momento per guadagnarsi da vivere: c’è chi cerca di riempire le buche di fango con delle pietre e con dei tronchetti di legno, c’è chi costruisce passaggi alternativi e chiede il pedaggio, c’è chi si offre di spingere a pagamento i veicoli e poi ci sono i commercianti che aumentano i prezzi dei prodotti e vendono il gasolio nel mercato parallelo al doppio del suo costo.
Quando i camion carichi di rifornimenti, cisterne di petrolio comprese, si bloccano in chissà quale parte del Paese, a chissà quanti km di distanza dalla destinazione, tutte le merci diventano man mano più rare e man mano più care.
Conseguenze, questa,e della mancanza d’infrastrutture e delle ingiuste leggi di mercato. E la popolazione, ancora una volta, n’è vittima.



Mamou, 25 agosto 2006

La discesa agli inferi continua

Recentemente la rivista “Jeune Afrique ” ha fotografato la situazione attuale dell’Africa, paese per paese. Il dossier dedicato alla Guinea porta come titolo “La discesa agli inferi continua”; nel mese di ottobre dello scorso anno la stessa rivista scriveva di questo Paese ed in maniera significativa intitolava l’articolo “Guinea, la discesa agli inferi”.
Ma cosa significano questi due titoli?
La Guinea, dice l’autore del documento, continua la discesa agli inferi sotto il potere di un presidente ammalato, fisicamente incapace di governare.
In questo clima di forte instabilità politica, la situazione economica e sociale del Paese continua a degradarsi. L’inflazione è galoppante, i principali servizi (acqua ed elettricità) sono quasi inesistenti ed i trasporti rallentati a causa della pessima condizione delle strade durante questa stagione di grandi piogge.
Per anni la Guinea è stata boicottata dalla Comunità Finanziaria Internazionale e dai principali finanziatori che attendono dei segnali politici ed economici forti prima di appoggiare questo Paese.
Solo nel 2005, grazie agli sforzi dell’allora Primo Ministro, la Banca Mondiale ha sbloccato, dopo anni di gelo della cooperazione, un fondo destinato a finanziare dei progetti sociali. Inoltre l’Unione Europea ha preso in carico la costruzione di due strade: una che unisce il Paese alla Guinea Bissau, l’altra al Senegal.
Volontà di cambiamento, normalizzazione delle relazioni con i partner stranieri … fino a quando il Primo Ministro non si trova intrappolato: all’origine del conflitto i suoi rapporti con un ricco uomo d’affari, presidente degli industriali di Guinea.
Introdotto a Palazzo, il “padrone dei padroni” non ha perdonato al Primo Ministro d’aver messo fine al monopolio detenuto per una delle sue imprese, la Società guineana d’esportazione di prodotti agricoli e minerali.
Soprannominato il “vice presidente della Guinea”, per la sua immensa influenza, suddetto uomo d’affari è temuto e rispettato a tutti i livelli dello Stato.
Il 5 aprile 2006 il Primo Ministro viene licenziato ed il suo posto rimane tuttora vacante.
Chi ha preso la decisione? Sembra che ormai il Presidente della Guinea subisca più cose di quelle che può controllare, ogni giorno che passa perde sempre più il potere di controllo dello Stato.
Resta a sapere quando si arresterà questa pericolosa deriva.
Un consulente dell’UE, incontrato in questi giorni a Mamou, ci ha detto di essere stato in Guinea già sei volte, la prima nel 1988: i problemi di oggi sono gli stessi di allora, ma a quelli se ne sono aggiunti ancora altri.


Mamou, 16 luglio 2006

Il riso in Guinea: una costosa necessità

Nel mese di giugno la Guinea ha conosciuto la più importante contestazione sociale dopo il 1958, data della sua indipendenza dalla Francia.
Per nove giorni la quasi la totalità dei lavoratori hanno aderito allo sciopero indetto dai due sindacati del settore pubblico e privato per richiedere, tra le altre cose, la riduzione del prezzo del sacco di riso di 50 kg da 120.000 franchi (20 euro circa) a 70.000 franchi (12 euro circa). Il riso in Guinea è un alimento di prima necessità, una famiglia media (8-10 persone) ne consuma dai 50 agli 80 kg al mese facendo i conti con uno stipendio mensile medio di circa 40 euro.
Dopo giorni di lunghe e difficili negoziazioni tra Sindacati e Governo, il prezzo di un sacco di riso era stato fissato a 85.000 franchi (14 euro circa) con l’entrata in vigore dal giorno di ripresa delle attività dopo il lungo periodo di sciopero.
Attraverso comunicazioni radio gli operatori economici chiedevano ai commercianti di non vendere il riso al di là di 85.000 franchi garantendo loro di compensare il mancato guadagno per le quantità di stock in loro possesso precedentemente alla data dell’entrata in vigore di questo accordo.
Allo stesso tempo le Autorità locali promettevano di essere vigili e minacciavano di far pagare a tutti i trasgressori multe “salate”. Né le promesse degli operatori economici, né tanto meno le minacce delle Autorità, hanno però scosso i venditori al dettaglio di riso. Quest’ultimi infatti, non credendo alle promesse degli operatori economici e temendo di registrare delle perdite di guadagno, in risposta alla comunicazione del nuovo prezzo del sacco di riso, hanno chiuso i loro punti vendita ed un conseguente forte bisogno da parte dei consumatori non ha tardato a manifestarsi.
Ad oggi così, a più di un mese di distanza dallo sciopero, le famiglie ritornano ad essere costrette a pagare i 50 kg di riso tra 110.000 franchi e 120.000 franchi.
Secondo alcune fonti mediatiche il Governo Locale avrebbe risposto a questo problema contattando la Cina per rifornire la Guinea della quantità necessaria di riso. Sembra che i termini della contrattazione del prezzo della nuova quantità importata di riso permettano poi ai commercianti guineani di rivendere il prodotto ad un prezzo inferiore all’attuale. Questa azione, seppur in ricerca di una soluzione immediata, rispecchia però ancora una volta la mancanza di volontà politica del Governo di valorizzare i 700 milioni di ettari di terra coltivabile per assicurare un’auto sufficienza alimentare al Paese.
In un giornale locale un ex Ministro ha dichiarato di essere indignato di vedere che la Guinea, definita lo Château d’eau (Cisterna) della Africa dell'Ovest, spende dozzine di milioni di dollari per la sola importazione di riso, senza quantificare la spesa continua per l’importazione degli altri prodotti abbondantemente consumati.
Porta ad esempio alcuni Paesi limitrofi, come il Burkina Faso, i quali, nonostante siano zone aride, registrano una produzione cerealicola annua di più di un milione di tonnellate.
Senza una revisione strategica la Guinea continuerà a subire gli effetti negativi dell’importazione sulla produzione locale sommato a quelli dell’inflazione galoppante, e rischia di essere sempre sull’orlo di una crisi dettata dalla stanchezza della popolazione stufa di ricevere promesse a cui non corrispondono azioni concrete.


Mamou, 7 giugno 2006

L’unione fa la forza”

Il perché ed il come rafforzare la strutturazione delle Organizzazioni Contadine sono stati i punti salienti della settimana di formazione per gli agenti delle Strutture Locali di Prossimità.
Un’organizzazione contadina è un’associazione (cooperativa, unione, federazione) di individui che hanno la volontà di operare assieme con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo del loro territorio.
Le popolazioni rurali in Guinea sono identificate come le più vulnerabili e da qui l’importanza di consolidare l’unione tra esse e di riflettere sul ruolo che gli agenti di suivi hanno a tal proposito.
Attori principali della formazione gli agenti e Jacques, un consulente della CNOPG (Confederazione Nazionale delle Organizzazioni Contadine Guineane), struttura con la quale le nostre ONG hanno da poco firmato un accordo di partenariato.
Venerdì sera: lo “spettacolo” è finito e gli attori si ritirano, ci si saluta dandosi appuntamento alla fine del mese e ci si prepara per un fine settimana di riposo.
In realtà … sabato mattina eccoci ancora tutti assieme, uniti questa volta negli uffici della gendarmerie da un avvenimento poco piacevole accaduto durante la notte: Jacques viene invitato da un guardiano dell’albergo ad andare con lui a bere una bibita ed una volta arrivato al bar viene minacciato da quattro uomini in divisa che lo “accusano” di non essere un guineano e di essere un mercenario.
Gli fanno un sacco di domande, gli controllano la carta d’identità che dichiarano essere falsa, ma alla fine lo lasciano andare.
In nottata uno di questi uomini raggiunge Jacques direttamente nella camera dell’albergo pretendendo di vedere l’ordine di missione ed invitandolo ad uscire davanti all’albergo per parlare con il suo superiore: fuori ad attenderlo al buio, in auto, altre cinque persone.
Jacques, per fortuna, rimane nell’atrio dell’albergo ed il vociare sveglia anche gli altri agenti delle SLP che riposano nelle loro stanze.
Appena il tempo di capire che Jacques stava subendo un’offesa ingiusta da parte dell’uomo in divisa per portargli solidarietà ed aiutarlo a trattenere l’agente fino alla mattina.
Con l’arrivo del giorno il gruppo si trasferisce alla gendarmerie per denunciare il fatto: viene subito coinvolto il Prefetto di Mamou ed il Governatore della Regione i quali danno l’ordine di arrestare i colpevoli, accusati di aver abusato del loro potere per estorcere a Jacques un po’ di soldi (sapendo che, in quanto consulente, aveva ben guadagnato).
La mattinata trascorre con il susseguirsi di tutte le formalità burocratiche relative alla denuncia, ma Jacques decide di non richiedere un processo dato l’interessamento da parte delle Autorità e l’impegno da parte loro di essere vigili su questi abusi di potere.
Gli organizzatori della truffa avevano trascurato un piccolo, ma grande dettaglio: l’armoniosa “famiglia” SLP ha ben appreso dalla formazione che l’unione fa la forza e non ha esitato neanche un istante a dimostrarlo.


Conakry, 18 maggio 2006

Mamou senza luce e senz’acqua

Da più di una settimana Mamou vive senza elettricità e senz’acqua corrente. Questa la “punizione" decisa dalla Società Elettrica in risposta ad una calda protesta di alcuni giovani studenti che chiedevano più luce per studiare. Per quanto tempo durerà? “Fino a data da destinarsi”, rispondono le Autorità, “fino a quando quegli studenti non capiranno che accompagnare la protesta con lancio di sassi alla sede della Società Elettrica, non è accettabile”.
Certo la ragione di una protesta viene meno di fronte all’uso della violenza, ma come possono preparare gli esami di fine anno gli studenti, e come possono lavorare gli artigiani (fabbri, falegnami) senza corrente elettrica?!
Non che in condizioni “normali” la fornitura di luce e d’acqua fosse quotidiana, ma almeno c’era una certa regolarità ad intervalli di due- tre giorni.
E poi … punizione doppia! Eh sì, perché luce ed acqua solo legate tra di loro, o meglio, l’acqua è legata alla luce, se non c’è la seconda non c’è neppure la prima.
Questo perché l’acqua viene distribuita alla popolazione a partire da una grande cisterna (forage) che senza energia non ha la possibilità di essere riempita.
Risultato: numerosi bidoni gialli pieni d’acqua viaggiano per tutta la città, trasportati dal pozzo pubblico alle singole abitazioni sulla testa delle donne o sui carretti.
Anche questo è Guinea: Paese attraversato da alcuni fiumi tra i più grandi della sotto regione, Paese definito “riserva d’acqua dell’africa dell’Ovest”, ma sostanzialmente Paese senz’acqua e senza luce.


Conakry, 4 maggio 2006

Rientro in Guinea

Eccoci nuovamente in Guinea dopo tre settimane italiane di famiglia, nipotina, amici, cinema, piscina, montagna, giri in vespa, formaggi, salumi, buon vino …
Ad aspettarci il caldo-umido dell’inizio della stagione delle piogge e gli amici - colleghi italiani e guineani. Tutti ci chiedono notizie dell’Italia, del clima atmosferico e politico, delle famiglie, degli amici, dei colleghi che abbiamo lasciato in patria.
Apparentemente nulla di strano, persone che non si vedono da qualche settimana quando si rincontrano si scambiano saluti ed informazioni.
Nella cultura africana in particolar modo i saluti ricoprono un ruolo sociale molto importante, tanto da poter parlare di una sorta di “rituale”, ma questa volta la cosa mi ha fatto riflettere.
Mi è venuto in mente ciò che ho letto poco fa in un libro “l’Africa in soccorso dell’Occidente”: gli africani nella formalità dei saluti cercano di conoscere chi sei, non interessa loro sapere cosa fai.
Ti chiedono come stai, come sta la tua famiglia, come stanno gli amici …,ma difficilmente ti chiedono cosa fai, che studi hai fatto.
Non ti senti sicuramente chiedere “cosa fai di bello nella vita?”, come noi spesso siamo abituati a chiedere per conoscere meglio una persona.
Magari si tratta di semplici formalità, di curiosità diverse, di maniere differenti d’approccio, o forse ha ragione l’autrice francese del libro quando dice che una persona è quello che è, e non lo è per quello che fa, ed è questa la vera conoscenza.




Mamou, 5 aprile 2006

Superstizione guineiana

E´martedì mattina e Paul, Condè, Fabio ed io siamo in macchina verso Télimélé.
La radio trasmette le principali informazioni del giorno ed il bel panorama cattura la nostra attenzione, quando ad un certo punto Paul, l’autista, rallenta improvvisamente fino ad arrestare la macchina nel bel mezzo della strada. “Cosa succede?”, chiediamo subito, quasi simultaneamente, Fabio ed io.
“Oh, rien de grave, heureusement, mais il faut faire attention” (Niente di grave, fortunatamente, ma bisogna fare attenzione) risponde Paul.
Mi guardo allora intorno fino a quando intravedo una simpatica famigliola di papere, mamma papera e cinque paperotti, attraversare la strada.
Investire un’anatra da queste parti, mi spiega Paul, è presagio di incidente stradale. È una cosa che bisogna assolutamente evitare ed alla quale bisogna stare molto attenti.
Osserviamo così la buffa ed ordinata attraversata dei paperotti dietro mamma papera ed appena possibile ci rimettiamo in marcia verso Télimélé, prefettura nella quale il FOGUIRED ha appena finanziato una nuova “ondata” di progetti.
Lì ci aspettano più di sessanta rappresentanti di gruppi locali per tre giorni di formazione sulla gestione di un progetto affinché i risultati siano numerosi e duraturi nel tempo.
L’atelier di Télimélé segnerà inoltre per noi l’”ultima” attività prima di tre settimane di vacanza italiana, durante la quale mi mancheranno le papere che attraversano la strada, ma starò molto attenta ai gatti neri.


Mamou, 19 marzo 2006

La gestione finanziaria di un progetto: quando si dice “dare i numeri”

Si è concluso ieri il secondo seminario di formazione per gli “agenti del Suivi” delle Strutture Locali di Prossimità incaricati di monitorare i progetti finanziati dal FOGUIRED.
Tema della settimana: la gestione finanziaria di un progetto, una buona occasione per “dare i numeri”, esercitarsi sull’analisi dei costi – benefici di un’attività e riflettere sull’importanza dei documenti di gestione. Argomenti interessanti e basilari per la riuscita di un progetto, ma sorprendentemente anche divertenti se la formazione è partecipativa.
Personalmente non ci piace dividere la sala in formatori e formati: animare una formazione significa per noi organizzare lavori di gruppo, esercizi, giochi di ruolo, scenette … donare cioè ad ogni singolo partecipante la possibilità di essere attore in prima linea ed indossare i diversi abiti che un buon agente di suivi deve sempre avere nella sua valigia.
Certo non si possono evitare completamente gli interventi frontali, le presentazioni multimediali, ma perché non riflettere sull’importanza dei documenti contabili attraverso una divertente scenetta teatrale?
Il signor Koker, presidente dell’associazione Kognagninin, si trova in difficoltà economiche e così decide di chiedere un prestito, quattro sacchi di riso, al magazziniere dell’associazione in nome del rapporto familiare che li lega: il magazziniere, il signor Bakayoko, è infatti suo genero.
Quest’ultimo, pur riconoscendo la gravità del problema e mal grado l’affetto che lo lega alla famiglia della moglie, non è autorizzato a concedere il prestito senza l’autorizzazione dell’Assemblea e senza una dichiarazione scritta da parte del presidente in cui si impegna a restituire i sacchi di riso nel tempo prestabilito.
Il presidente conosce bene il regolamento dell’associazione, ma insiste facendo leva sulla fiducia e sul profondo legame familiare che li unisce… “ti ho dato mia figlia in sposa” … ripete più volte, fino a convincere il signor Bakayoko a concedergli il prestito senza nessuna autorizzazione e nessun documento scritto. Pochi giorni dopo alla sede dell’associazione si tiene la periodica Assemblea Generale del gruppo, nell’ordine del giorno la valutazione della possibilità di incominciare l’attività di orticoltura, grazie all’arrivo delle prime piogge di stagione.
I membri dell’associazione propongono di vendere lo stock dei quattro sacchi di riso per poter acquistare con il ricavato le sementi senza così indebitarsi, viene quindi chiesto al magazziniere di aprire il deposito e di occuparsi della vendita del riso.
Il signor Bakayoko cerca di tergiversare, ma le pressioni da parte del gruppo lo costringono a confessare di aver prestato i sacchi di riso al presidente qualche giorno fa.
Il signor Koker nega prontamente il fatto, si dice perfino offeso da tale insinuazione ed accusa a sua volta il magazziniere, unico detentore e responsabile delle chiavi del deposito, proponendo all’Assemblea che quest’ultimo restituisca il debito a breve. Inoltre, in quanto presidente, solleva il signor Bakayoko dalla carica di magazziniere.
Il magazziniere, sconfortato e disgustato dal comportamento del suocero, non può far altro che sottomettersi alla volontà dell’Assemblea e sottoscrivere il suo impegno di restituzione.
Il povero signor Bakayoko ed i partecipanti alla formazione hanno sicuramente imparato la lezione: la fiducia non esclude il controllo.


Conakry, 7 marzo 2006

La comunità italiana di Conakry

Dopo i 2300 km percorsi la scorsa settimana e dopo una domenica di riposo passata troppo in fretta, oggi siamo nuovamente in macchina, nuovamente in missione: destinazione Conakry.
L’idea di chiudere nuovamente la porta di casa e quella dell’ufficio, il dover lasciare la tranquilla Mamou in cambio della trafficata capitale, non ci entusiasma, ma il “lavoro ci chiama” e così partiamo con tanto di bagagli, soprannominati dai nostri colleghi guineani maison e bureau mobiles (casa ed ufficio mobili).
Durante le quattro ore di viaggio penso a tutti i colleghi ed amici che ci aspettano a Conakry e ben presto sostituisco all’immagine caotica della città quella sorridente dei loro volti.
Giuliano, Stefano, Paola e la piccola Caterina sono i componenti base della comunità italiana di Conakry, i sempre presenti. Giuliano, il coordinatore nazionale del FOGUIRED, è un simpatico genovese di mezza età.
Stefano, il rappresentante in Guinea della Fondazione Giustizia Solidarietà e della Caritas italiana, è un ragazzo romano, nostro coetaneo, qui da poco più di un anno con la moglie Paola e la loro adorabile figlia Caterina. Poi ci sono vari “personaggi” di passaggio come Anna, Riccardo e Massimo.
Anna è un’ infermiera in pensione, volontaria di una ONG genovese che, in collaborazione con un centro ospedaliero guineano, promuove un progetto di assistenza a malati psichiatrici.
Riccardo e Massimo lavorano per la Fondazione Giustizia Solidarietà, organismo principale di promozione e creazione del Fondo; entrambi vengono qui in missione ogni due mesi per partecipare alle riunioni del Comitato di Gestione del FOGUIRED. E’ con tutti loro che da questa sera condivideremo spazi e tempo: durante il giorno ci si ritrova in ufficio, negli incontri di lavoro, ci si confronta durante diverse riunioni, e la sera ci si ritrova ancora, ma questa volta davanti ad un buon piatto di pasta, proprio come da veri italiani.
La serate passano veloci chiacchierando del più e del meno: dalla quotidianità di noi volontari in Guinea alla politica, passando da cinema e calcio italiano.
Gli arrivi e le partenze continue da e per l’Italia ci permettono di essere sempre aggiornati sugli avvenimenti e soprattutto di conoscere sempre persone nuove.
Se penso a tutte le persone che ho conosciuto nei due anni vissuti in Senegal ed in questi primi sei mesi guineani perdo il conto. Bello!


Télimélé, 23 febbraio 2006

Missione a Télimélé

Alle 8 in punto lasciamo Mamou. Salutiamo Niasse, il guardiano dell’ufficio, e ci mettiamo in macchina: direzione Télimélé, sede dell’ONG GVD.
I primi 150 Km passano velocemente, una curva dopo l’altra, in discesa tra le colline guineane, ma prima di affrontare i secondi 130 Km di pista difficile Paul, l’autista, ha bisogno di un caffè e di un panino e noi gli facciamo compagnia.
Ripartiamo. Buca dopo buca, salto dopo salto, arriviamo finalmente a destinazione con schiene un po’ indolenzite e visi colorati dalla polvere rossa.
Télimélé è una delle cinque prefetture individuate come “più povere” dal Documento Strategico di Riduzione della Povertà, lo strumento di base su cui, oggi, gli stati del cosiddetto “sud del mondo” orientano le proprie politiche di riduzione della povertà. In questa zona noi lavoriamo accanto alla ONG GVD incaricata di fare il monitoraggio dell’andamento dei trenta progetti finanziati dal FOGUIRED ed in preparazione dei sessanta che sono attualmente in fase di approvazione.
Telimele è un piccola città molto graziosa distesa tra verdi colline. I suoi 30.000 abitanti sono purtroppo spesso isolati a causa delle cattive condizioni delle strade, difficili da praticare soprattutto durante la stagione delle piogge. In città mancano i principali servizi: difficile accesso all’acqua, elettricità non costante, nessuna linea telefonica.
La sede della ONG GVD si trova in una zona centrale ed è lì che ci rechiamo al nostro arrivo: sono passate da poco le due del pomeriggio e le persone sono rientrate a casa per il pranzo. Siamo comunque accolti nella sala dove attendiamo per una mezz’oretta l’arrivo di Sow, Baldè e Diallo: il coordinatore ed i due agenti incaricati del suivi.
Il pomeriggio trascorre tra scambi d’informazione e programmazione in previsione dell’incontro principale dell’indomani mattina. La giornata si conclude con una doccia rigenerante ed una cena in compagnia di Paul e Condé.
In mattinata, dopo aver ben recuperato le energie durante la notte, carichiamo i bagagli nel cassone posteriore della macchina e ci trasferiamo alla sede di GVD.
Sviluppiamo uno dopo l’altro i diversi punti dell’ordine del giorno della missione: resoconto delle attività svolte nel periodo successivo alla formazione di gennaio, metodologie utilizzate, difficoltà riscontrate, soluzioni adottate … fino ad arrivare alla comunicazione ufficiale del prossimo incontro di formazione che si terrà a Mamou a metà marzo.
L’incontro è stato molto interessante, ci ha permesso di apprezzare il buon lavoro che gli agenti hanno svolto attraverso il monitoraggio dei progetti visitati ed l’accompagnamento dei gruppi incontrati.
Parcheggiate davanti alla sede vediamo le due moto che il FOGUIRED ha fornito loro per gli spostamenti nei villaggi e scattiamo qualche foto per la nostra “bacheca“ dell’ufficio. Incontro terminato e mattinata conclusa: si riparte in direzione Conakry, dove ci aspettano alcuni incontri di verifica e programmazione con la Coordinazione del FOGUIRED e diverse altre cose da sbrigare prima di riprendere la pista per andare in missione nelle altre due prefetture.

 

Conakry, 16 febbraio 2006

L’università in Guinea

Hassane, uno dei ragazzi della famiglia accanto, diventerà avvocato. Da pochi giorni sono usciti i risultati del concorso per l’ammissione ai corsi universitari ed Hassane ha ripreso a fare sogni tranquilli.
Su 30.000 giovani che hanno tentano la fortuna, solo 7.000 possono festeggiare e per una buona parte dei 23.000 non scelti la “carriera” universitaria è già terminata, a meno che non si iscrivano alle università private. Ma quanti possono permettersela?!
Qui in Guinea l’accesso all’università passa attraverso un test e gli studenti che non superano la prova hanno una seconda possibilità l’anno successivo. Nella domanda d’iscrizione ciascuno segnala tre indirizzi di facoltà con relative sedi nel paese, ma la destinazione ultima la conosceranno solo con i risultati finali dei test, e spesso succede che un ispirante medico si trovi costretto a studiare ingegneria o che un’ispirante veterinaria si trovi a dover studiare per diventare professoressa in una facoltà a 800 Km dall’ abitazione.
I ragazzi che passano il concorso, il 23% degli aspiranti, ricevono dallo Stato una piccola borsa che copre le spese universitarie di base, ma il trasporto, il vitto e l’alloggio sono completamente a carico delle famiglie. I numeri fanno riflettere, ma ancor di più le parole del Ministro dell’Istruzione che in un’intervista rilasciata ad un giornale locale ha dichiarato: “L’educazione è senza alcun dubbio il mezzo attraverso il quale si può svegliare la coscienza di un popolo. Il miglior modo per lasciare un’eredità ai posteri è di donar loro i mezzi perché possano affermarsi ed esprimersi.”
Belle parole, peccato che la Guinea abbia un sistema educativo carente ed un sistema politico corrotto. Si assiste alla chiusura di numerosi centri di studio e di ricerca ed alla perdita di fiducia dei giovani nel sistema (quello dell’educazione in particolare).
Questa una delle tante contraddizioni che caratterizzano questo paese.
Sono molto contenta per Hassane, ma nello stesso tempo sono dispiaciuta per Issa, Amadou, Aischa, tutti quei ragazzi e ragazze che non hanno avuto la sua stessa fortuna.

 

Soumbalakow, 7 febbraio 2006

La famiglia Sow

L’ufficio di Mamou dovrà essere in una zona centrale e facilmente raggiungibile: è una priorità che ci eravamo dati fin dalle prime fasi di ricerca dei locali.
Visibilità, accessibilità, significa “essere tra la gente” e dar loro la possibilità di venire a conoscere i “bianchi” arrivati da poco in città.
E’ così, quotidianamente, riceviamo persone interessate a saper chi siamo, cosa facciamo, cosa vogliono dire le sigle LVIA e CISV che leggono sull’insegna all’ingresso o sull’indicazione all’incrocio della strada. Molti si offrono come collaboratori, altri ci presentano le associazioni (di giovani, di donne, di agricoltori, di allevatori, ONG) di cui fanno parte e chiedono “appoggio”, collaborazione.
Un mesetto fa si è presentato un ragazzo, Issa, studente ed agricoltore di professione, che mi ha raccontato della sua famiglia, del suo villaggio, della cooperativa di agricoltori (14 membri) di cui suo padre fa parte e delle difficoltà che vivono.
Era curioso di conoscere il lavoro delle ONG italiane, ci ha dato il suo ben venuto e ci ha invitato ad andare un giorno al suo villaggio, Soumbalakow, a 18 km da Mamou, per visitare il terreno della sua famiglia.
Ho preferito essere chiara fin da subito per non creare troppe aspettative ed ho dovuto quindi spiegargli che al momento non è un settore d’intervento delle nostre ONG in Guinea. Ma lui ha talmente insistito, ogni settimana è tornato in ufficio,“venite solo a vedere, a conoscere ..”, finché alla fine abbiamo deciso di organizzare una mezza mattinata al villaggio.
E così, questa mattina, Condé, responsabile di programma, Paul, autista/logista, ed io siamo partiti da Mamou in direzione Labè, mentre Fabio, rappresentante CISV, è rimasto in ufficio.
Dopo qualche km di pista abbiamo raggiunto il villaggio dove ad accoglierci c’erano il signor Sow, papà di Issa, la sua prima moglie (la mamma di Issa), la seconda moglie del padre e cinque fratellini dai 2 ai 10 anni.
La giornata è calda, ma dall’ombra degli alberi arriva una aria fresca.
Dopo i saluti e le presentazioni visitiamo la piccola diga, costruita otto anni fa grazie ad un finanziamento di un privato, ed il signor Sow ci mostra come il flusso dell’acqua sia regolato (bloccato o aperto) tramite un asse.
Il terreno che la famiglia possiede è vasto e le coltivazioni principali sono il caffè, alberi da frutta (arance, mandarini, manghi, banane) e verdure diverse quali patate, manioca, cipolle, peperoncini. Qualche anno fa hanno anche seminato una particolare qualità di riso che permette il raccolto ogni tre mesi, ma richiede molta acqua e la piccola diga non ne offre a sufficienza.
Alla famiglia Sow piacerebbe avere la possibilità di costruire una piccola cisterna collegata alla diga per avere disponibilità d’acqua anche durante la stagione secca.
E’ ora per noi di rientrare, in ufficio ci aspettano molte cose da fare.
Ci ringraziano per essere andati al villaggio, per il nostro interessamento alla conoscenza della loro famiglia e della realtà locale.
Ci salutiamo scattando qualche foto (di cui regaleremo loro copia), promettiamo di mantenere i contatti, di essere i loro “ambasciatori” e di continuare ad essere all’ascolto.
Sono molto contenta di aver conosciuto la famiglia Sow, un gruppo di persone unite nel lavoro e piene di buona volontà.
Fino a ieri sera avevo paura di essere accolta come “il bianco” che porta soldi, ma mi sbagliavo. Certo, se potremo aiutarli in qualche modo saranno più che contenti, ma la cosa che più mi ha colpito è stata la loro sincerità, la gioia di ricevere l’equipe del consorzio delle ONG italiane, l’orgoglio con cui ci hanno mostrato la loro ricchezza, la semplicità con cui hanno condiviso speranze e perplessità.
Tornando a casa mi chiedevo, con un po’ di amarezza prevedendone la risposta, chissà quante altre famiglie, quante altre realtà simili ci sono in Guinea: ricchezze umane in attesa di ricchezze materiali.
Beh, il mare è grande, ma goccia dopo goccia …

 

Mamou, 5 febbraio 2006

Il “derby” dell’Africa dell’ovest

Da qualche giorno, da quando i risultati delle partite dei gironi eliminatori di coppa d’Africa, hanno deciso che la Guinea ed il Senegal si sarebbero incontrati nei quarti di finale, su tutti e tre i canali della RTG (Radio Televisione Guineana), in diverse lingue del paese, i giornalisti ricordano che “due paesi fratelli” si incontreranno in Egitto.
L’accento è messo sui legami secolari che uniscono il popolo senegalese e quello guineano.
Qualunque sia il risultato della partita, non ci saranno né vinti, né vincitori.
Una vittoria della Guinea farà contento qualcuno nelle famiglie senegalesi. Ugualmente una vittoria del Senegal farà contento qualcuno nelle famiglie guineane.
Ma alla fine chi hai vinto?
I SYLI (gli elefanti in lingua sousou) della Guinea o i LIONS de la TERANGA (i leoni dell’ospitalità in lingua francese – wolof) del Senegal?
Ed è vero che quando “due fratelli” si incontrano non ci sono né vinti né vincitori o si tratta di pura ideologia?
Non so se sia una caratteristica di questo paese, la Guinea, ma il clima che anche oggi, dopo la partita, si respira è quello di una sincera fratellanza, bella sportività, un po’ di rassegnazione sì, ma con la certezza che la prossima volta andrà meglio.
Peccato certo: poteva essere un’occasione di festa per tutti, colorare ancora una volta le strade con i colori della squadra e gridare di aver vinto.
Ma le “sfide” che aspettano questo paese sono ancora molte e mi auguro che le persone trovino sempre la forza di scendere in strada e “gridare”, far sentire la propria voce, affinché qualcuno finalmente li ascolti e regali loro una bella “vittoria”.
Ah, dimenticavo (ma si sarà capito): il Senegal ha battuto la Guinea per 3 a 2.


Mamou, 2 febbraio 2006

Con il seminario di formazione che si terrà qui dal 23 al 27 gennaio per gli “agenti del Suivi” delle Strutture Locali di Prossimità incaricati di monitorare i progetti finanziati dal FOGUIRED (Fondo Italo Guineano per la Riconversione del Debito) il progetto entra nel pieno delle sue attività.
In questo percorso il Consorzio LVIA – CISV ha lo scopo di curare la formazione degli agenti incaricati del suivi (membri di tre ONG guineane) e di appoggiare il loro lavoro sul terreno.
Lunedì mattina, ore 8: tutto è pronto per accogliere i 15 partecipanti alla formazione. 13 uomini e due donne … e così, dopo il discorso di apertura ufficiale da parte di un rappresentante del governatore di Mamou, tutti in pista: si balla! Attraverso lavori di gruppo, brainstorming, giochi di ruolo, si sono trattati vari argomenti, dai principi base per il monitoraggio dei progetti, alle tecniche di analisi e valutazione dell’organizzazione interna di una associazione, passando per i principi di animazione comunitaria e di analisi di un territorio.
Un buon animatore deve saper ascoltare, osservare, conoscere, entrare in empatia con i gruppi, il territorio, il contesto sociale.
Ascoltare, ad esempio, la richiesta da parte dei partecipanti alla formazione di modificare in parte il programma per poter assistere alla partita di calcio di coppa d’Africa, che quest’ anno si gioca in Egitto.
E potevamo noi tener seduti 15 tifosi guineani, parlando loro di metodologie per il monitoraggio dei progetti e di strumenti di gestione finanziaria, quando la loro squadra gioca una partita così importante per la qualificazione?
In Guinea il calcio regala ai guineani non solo l’emozione del gioco, ma anche un ulteriore, eccezionale e straordinario evento: la corrente!
Quando ci sono le partire di coppa, c’è corrente. Appena finiscono le partite, la corrente sparisce - beh, almeno ci si può regolare.
Ma cosa succederebbe se lo Stato non desse la corrente? I guineani si ribellerebbero, scenderebbero in strada arrabbiati e urlanti!
Ah, ma allora lo Stato ha la possibilità di donare l’elettricità ed i guineani hanno il potere di reagire, di far sentire la loro voce … se la posta in gioco è una partita di calcio.
E così, con la vittoria della Guinea sullo Zambia per 2 a 1, anche il seminario si conclude, ogni partecipante rientra a casa con una valigia un po’ più carica di strumenti di lavoro, di conoscenza, di condivisione di tempi, spazi e piatti di portata.
Proprio come una vera grande famiglia africana.